Governo ottuso sulle preferenze. Ignora i malumori della maggioranza ed è battuto

15 Luglio 2026

Dopo aver perso il referendum sulla giustizia, il governo va sotto anche sulla reintroduzione delle preferenze. E se, nel primo caso, era stato il voto popolare a bocciare sora Giorgia, questa volta è una questione interna alla maggioranza. Perché il voto segreto ha permesso di evidenziare i tanti malumori interni al centrodestra.

“Ha vinto la palude”, ha sostenuto Meloni. O ha perso la sua arroganza.

Le preferenze rappresentano solo un alibi. Perché, in realtà, la proposta era solo fumo negli occhi degli elettori. Capolista bloccato e possibilità di scelta tra altri 6 nomi scelti dalle segreterie. E la possibilità era solo teorica. In pratica valeva solo per Fdi e Pd, perché i partiti minori avrebbero eletto solo il capolista, a parte rari casi in territori particolari.

Dunque i franchi tiratori hanno solo evidenziato un malessere interno. A partire dall’arroganza dei neomeloniani, che è però motivata dai numeri. Gli altri partiti della coalizione sono indispensabili per vincere, ma sono a rimorchio e stanno dimostrando fatica nel tenere il ritmo. La Lega è in crisi profonda, Forza Italia è patetica nella sua dipendenza dai fratelli Berlusconi. Lupi è irrilevante e tutti sono terrorizzati da Futuro Nazionale di Vannacci.

Qualcuno comincia a pensare che possa non bastare l’incapacità del camposanto largo di trovare un accordo. Altri si rendono conto che non bastano più le menzogne su una inesistente crescita dell’economia nazionale, sulla sicurezza nelle città, sull’efficienza della sanità. E allora scattano le preoccupazioni sul proprio futuro, sul rischio di non essere rieletti.

Le preferenze fasulle non erano fondamentali. Ma il segnale è chiarissimo.

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