Xi Jinping e Trump si spartiscono il mondo. L’Europa gioca con le armi e rinuncia ad essere protagonista

26 Settembre 2026

Distensione? Indubbiamente Cina e Stati Uniti si sono distesi. Al di sopra di tutto il resto del mondo. Credere alle reciproche professioni di amore o anche solo di rispetto è tutt’altra cosa. Ma è comunque evidente che, in questa fase, Xi Jinping e Trump non hanno alcun interesse ad esasperare la situazione. La disponibilità di Teheran a raggiungere un accordo con l’aggressore yankee va in questa direzione. Pechino vuole tornare ad avere con facilità il greggio iraniano e, dunque, la guerra va messa da parte e bisogna tornare a commerciare.

Non solo con Teheran, ovviamente. Perché la Cina ha un mercato interno debole e, dunque, deve poter esportare liberamente in quasi ogni parte del mondo. Mentre Trump ha bisogno di far terminare l’aggressione contro l’Iran per rilanciare la propria economia interna, evitando il totale disastro alle elezioni di medio termine.

E il resto del mondo? In fondo ha quello che merita. Quali potrebbero essere i competitori delle due superpotenze? Certo non la Russia, in difficoltà anche sotto l’aspetto economico e non solo militare. Ma, soprattutto, Mosca non è stata in grado di crearsi una rete di alleanze forti e credibili. Un po’ di accordi in Africa, nessun peso in America latina, la concorrenza cinese in Asia centrale.

L’India, allora? Macché. Giocare su tanti tavoli può aiutare temporaneamente l’economia indiana ma, ancor più della Russia, manca totalmente un peso politico internazionale. E la Turchia gioca troppo da sola per avere un ruolo extra regionale.

Quanto all’Europa, una classe dirigente di infimo livello non può avere un peso, un ruolo, una credibilità. Usa e Cina si confrontano sull’intelligenza artificiale, sull’influenza a livello globale, sul controllo di materie prime, tecnologie innovative, acquisizioni di imprese, sulla gestione dell’alimentazione mondiale, della sanità. L’Europa ruba i soldi dei propri popoli per dotarsi di costosissimi armamenti del tutto inutili per contrastare una eventuale guerra nucleare. Però i soldi per le armi sono sottratti ad investimenti davvero strategici.

Possono comprenderlo esponenti come Kaja Kallas, Merz, Macron o Crosetto?

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