Una libreria all’aperto lunga 2 km, sotto i portici di Torino. Il 10 e 11 ottobre, sperando che la rinnovata via Roma, appena inaugurata, riesca a rimuovere le tracce di sporco e di unto lasciate dal Salone del Gusto, a Portici di Carta saranno ospitate 71 librerie torinesi, fra indipendenti e di catena, remainders, antiquarie e bouquinistes, 56 case editrici e 46 espositori de “Il libro ritrovato” (libri antichi e fuori catalogo), pronti ad accogliere lettrici e lettori di ogni età, oltre che turisti e visitatori. Il percorso di lettura si articolerà in sedici aree tematiche dedicate a gusti e passioni diversi: dalla narrativa alla saggistica, dai gialli ai fumetti, dai viaggi alla spiritualità e cultura orientale, dalla poesia alla storia e società, dalla scienza alle storie di genere, dalla storia locale alle letture per bambini, bambine, ragazze e ragazzi, dall’arte alle lingue.
In una città che vede scendere in piazza, per protestare, i mercatali; che vede le lamentele dei negozianti alle prese con chiusure senza sosta; che vede il continuo ricorso alla cassa integrazione a Mirafiori; resta la speranza di un rilancio attraverso la cultura. Il sindaco Stefano Lo Russo insiste sul ruolo dei librai come presidio culturale, annuncia per dicembre l’inaugurazione della nuova biblioteca Civica come simbolo degli investimenti sulle persone e sulla cultura.
Ovviamente cultura a senso unico, perché il pluralismo è un concetto sconosciuto nel programma degli interventi e degli ospiti. Non a caso l’assessore regionale Chiarelli deve rivendicare il ruolo strategico del Circolo dei lettori dove lo squilibrio, a favore della gauche intello resta, ma perlomeno ridimensionato.
Ma, in fondo, non è neppure colpa degli organizzatori di Portici di Carta se la maggioranza regionale di centrodestra evita accuratamente di sostenere la cultura della propria area.
