985 morti sul lavoro. In Lazio il miglior rapporto tra vittime e abitanti, Abruzzo maglia nera

5 Gennaio 2024

Sono stati 985 i morti sul lavoro nel corso del 2023. E considerando anche i morti in itinere il bilancio sale a 1.467 vittime. I dati sono stati resi noti dall’Osservatorio nazionale sulle morti bianche, creato da Carlo Soricelli nel 2008. Ma lo stesso Soricelli avverte che il dato complessivo è comunque sottostimato. Eppure, al di là di qualche rara frase di circostanza, si continua ad ignorare il problema poiché intervenire significherebbe non solo affrontare ingenti investimenti ma anche cambiare organizzazione del lavoro e mentalità generale.

Invece va bene così a tutti, al di là delle famiglie delle vittime. Nessuna mobilitazione generale, nessuna protesta al di là di qualche sporadico corteo con candeline e palloncini. Il ministro biasima, il presidente soffre. Un applauso e tutti a casa, anzi al lavoro.

Soricelli ha pubblicato anche i dati dei morti in rapporto alla popolazione regionale. Ed è emerso che il Lazio è il territorio più virtuoso, anche per la forte componente di occupazione nei servizi, un settore sicuramente meno rischioso rispetto ad altri. Ma al secondo posto si colloca la Lombardia che ha una notevole attività industriale ed anche agricola. Eppure riesce a contenere il rapporto tra morti e popolazioni molto meglio del vicino Piemonte che, come la Valle d’Aosta, si barcamena in decima posizione.

È anche vero che si dovrebbe guardare al rapporto non tra vittime e abitanti, bensì tra morti ed occupati. Perché, in alcuni casi, la buona posizione nella classifica si accompagna anche a più elevati livelli di disoccupazione. E se non si lavora, non si muore sul lavoro.

Comunque tra le regioni “virtuose” si inseriscono Campania (terza), Sardegna (quarta), Toscana (quinta), Emilia Romagna (sesta), Puglia (settima), Liguria (ottava) e Sicilia (nona) mentre va peggio in Veneto (undicesimo), in Trentino e Sud Tirolo (tredicesimi) e Friuli Venezia Giulia (quindicesimi). Maglia nera all’Abruzzo con il Molise ma non va molto meglio in Calabria (diciannovesimo posto), con le Marche al sedicesimo, l’Umbria al quattordicesimo e la Lucania al dodicesimo.

Un disastro ripetuto anno dopo anno nell’indifferenza pressoché generale. Negli anni scorsi, in Trentino, aveva provato ad affrontare il problema la Fondazione Nodo di Gordio con una serie di manifestazioni che, evidentemente, dovrebbero essere rilanciate visto che le istituzioni continuano ad evitare di affrontare il problema.

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