A Chamois si sale per ascoltare e capire qualcosa in più

14 Luglio 2026

Nel cuore della Valle d’Aosta, c’è un dettaglio che racconta Chamois meglio di qualsiasi slogan turistico: non ci si arriva in auto. Per raggiungere questo piccolo comune della Valtournenche bisogna rallentare, cambiare ritmo, accettare l’idea che la fretta resti a valle.

Dal 7 al 9 agosto, in questo borgo sospeso tra montagne e silenzio, torna Alt(r)i Ascolti, festival che sembra aver trovato una formula rara: usare la montagna come luogo di confronto, ricerca e immaginazione. Tre giorni, tutti a ingresso gratuito, in cui musica, teatro, cinema, divulgazione scientifica e incontri con autori convivono senza l’ansia di dover appartenere a una sola categoria culturale. Succede al Plan des Avaz, uno degli angoli più suggestivi di Chamois, dove il programma costruisce un percorso che invita a camminare, sostare e ascoltare.

«Ciò che distingue Alt(r)i Ascolti è la qualità delle interazioni che genera», osserva Fabienne Dejean, presidente dell’associazione Insieme a Chamois, che organizza il festival con il sostegno della Regione Valle d’Aosta, del Comune di Chamois e della Fondazione CRT. «La presenza di artisti, ricercatori e pubblico in uno spazio raccolto favorisce la nascita di scambi reali e nuove idee».

In effetti, la parola che torna più spesso leggendo il programma non è “evento”, ma “relazione”. La musica ne è l’esempio più evidente. Da una parte la compositrice ucraina Katarina Gryvul porta in quota la sua ricerca elettronica fatta di paesaggi sonori contemporanei e sperimentazione. Dall’altra l’ensemble Eufoné recupera inni e danze del basso Medioevo restituendo voce a un repertorio lontano nel tempo, ma sorprendentemente vivo. A chiudere il festival sarà l’Orchestra Multietnica Torino, con un concerto che intreccia Africa occidentale, jazz, afrobeat e tradizioni popolari in una geografia musicale dove i confini sembrano perdere significato.

Ma ad Alt(r)i Ascolti la natura diventa anche materia di conoscenza. La prima giornata si apre infatti con una passeggiata etnobotanica guidata da Francesca Castagnetti, dedicata alle piante officinali e al loro rapporto con le comunità alpine. Il giorno successivo si parla di geotermia con l’ingegner Gregorio Tosi, attraverso una visita a un impianto realizzato al Lago di Lod. È un approccio concreto alla sostenibilità, lontano dalle parole d’ordine spesso ripetute nei convegni: qui si osservano soluzioni, si pongono domande, si cerca di capire.

Anche gli incontri letterari scelgono di guardare la montagna da prospettive poco convenzionali. La giornalista e scrittrice Linda Cottino presenterà Una parete tutta per sé. Le prime alpiniste: sette storie vere, riportando alla luce vicende di donne che hanno sfidato convenzioni e pregiudizi molto prima che il tema dell’emancipazione entrasse nel dibattito pubblico. Sempre sul rapporto tra donne e montagna si inserisce la proiezione del documentario Las Cholitas, storia di un gruppo di boliviane che affronta le grandi vette andine indossando gli abiti tradizionali della propria cultura.

Un altro sguardo arriva dal sociologo Andrea Membretti, autore di Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte. Il suo lavoro racconta chi sceglie oggi di vivere in montagna non per nostalgia o fuga romantica, ma per costruire nuove forme di abitare e di lavoro. Un fenomeno che riguarda sempre più territori alpini e che parla di trasformazioni sociali profonde.

Poi c’è il teatro. Lo spettacolo Gioconda, del Collettivo Liberi Pensatori Paul Valéry, mette al centro una donna anziana impegnata in una battaglia apparentemente minima: prepararsi un caffè da sola. Un gesto quotidiano che diventa una dichiarazione di indipendenza e che apre interrogativi sulla vecchiaia, sulla cura e sul confine sottile tra protezione e controllo.

Forse è qui che emerge il filo rosso dell’intera manifestazione. In un’epoca che produce rumore in quantità industriale, Alt(r)i Ascolti prova a costruire luoghi in cui l’ascolto torna ad avere un valore culturale e civile. E Chamois, che dell’assenza di automobili ha fatto una scelta identitaria prima ancora che ecologica, sembra il posto giusto per provarci. Per tre giorni la montagna non sarà soltanto panorama. Diventerà una domanda aperta sul modo in cui viviamo, conviviamo e immaginiamo il futuro. E, ogni tanto, anche un invito a fermarsi. Che non è poco.

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