Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Mario Bortoluzzi in risposta ad un articolo di Tomaso Montanari che polemizza su un noto brano del film “Cabaret”, portato al successo in Italia in una versione del gruppo musicale La Compagnia dell’Anello di cui Bortoluzzi è tutt’ora un protagonista
Su il Fatto Quotidiano del 1 luglio il prof. Tomaso Montanari sostiene che “nel totem di FdI esistono personaggi e scritti razzisti (e antisemiti) e tuona “Camouflage fallito. Le citazioni di inni nazisti, le odi a riferimenti culturali che però si opponevano alla condanna delle leggi razziali, le piazze per Almirante”.
Non risponderò su esempi e cose che non mi competono, lascio ad altri replicare nelle sedi che riterranno più opportune ma, visto che il professore tira in ballo la Compagnia dell’Anello e una delle sue canzoni più conosciute “Il domani appartiene a noi” due cosette mi sento di dirle, diciamo così, come parte in causa in quanto partecipante a questo sodalizio musicale dal 1977.
Non nascondo di aver provato piacere sentire l’on. Foti che a conclusione di un suo intervento alla Camera, dopo aver citato una frase di F.T.Marinetti, ha detto appunto “come diceva una cara e nostra canzone: il domani appartiene a noi!” provocando un boato di approvazione fra i parlamentari del suo partito.
Questo episodio viene ricordato dal Montanari perché ‘il domani’ è il titolo della versione italiana della canzone “che, nel musical Cabaret viene cantata da una nazista (il che sarebbe sufficiente ), e, che, nella versione italiana della Compagnia dell’Anello, diventa una sorta di inno del Fronte della Gioventù. Uno dei versi di questa canzone (“se uniti noi marcerem/l’usura ed il pugno noi vincerem”) identifica, con trasparenti riferimenti simbolici, i due nemici storici del fascismo: gli ebrei e i comunisti”.
Allora, sorvolando sul fatto che nel film la canzone la canta un giovane e non una giovane, informiamo il prof. Montanari che la canzone “Tomorrow belong to me” (musicata fra l’altro da due autori ebrei americani) è ispirata ad una canzone tradizionale (“Die Loreley) cantata probabilmente anche dai ragazzi del movimento dei Wandervögel nella Germania gugliemina, qualche decennio prima dell’avvento del nazismo che nel 1933 li mise fuorilegge.
La musica ci piacque per la sua coralità comunitaria e il testo, che ci fu ‘regalato’ da un giovane militante campano a Campo Hobbit I, oltre a riecheggiare valori tradizionali pre-fascisti, riaffermava nella strofa ‘incriminata’ da Montanari esattamente questo: la volontà militante dei ragazzi di allora di lottare contro il capitalismo e il comunismo. Se la parola ‘usura’ ricorda al professor Montanari gli Ebrei è un problema suo, non nostro.
Concetto che viene ribadito in altre strofe come ‘il popolo vinca dell’oro i signor’ o il ‘sangue, il lavoro, la civiltà, cantiamo la tradizion’. La Tradizione professore, non il nazismo.
D’altronde queste erano le idee-forza che giravano negli anni ’70 nel movimento giovanile del MSI, condensate nello slogan “contro il capitalismo e il comunismo per l’Europa Nazione”, nessuna pulsione antisemita o razzista.
Quei ragazzi conoscevano bene la storia, avevano condannato le leggi razziali anche come un tradimento del regime nei confronti di tanti ebrei che avevano contribuito alla nascita del fascismo.
Ma questo ‘l’onesto e informato’ prof. Montanari lo sa benissimo è che a volte la foga ideologica gioca brutti scherzi alla serietà nella ricerca.
Mario Bortoluzzi


