A Torino il verde pubblico deve essere curato da baristi e ristoratori

16 Marzo 2024

Van per il campo i validi garzoni

guidando i buoi dalla pacata faccia

e, dietro quelli, fumiga la traccia

del ferro aperta alle seminagioni.

 

Poi, con un largo gesto delle braccia

spargon gli adulti la semenza, e i buoni

vecchi, levando al cielo le orazioni

pensa a frutti opulenti, se a Dio piaccia.

 

Quasi una pia riconoscenza umana

oggi onora la terra! Nel modesto

lume del sole, al vespero, il nivale

 

tempio di monti innalzasi: una piana

canzon levano gli uomini, e nel gesto

hanno una maestà sacerdotale.

Chissà se Marco Bossi,  titolare del caffè ristorante Pepe di piazza Maria Teresa, a Torino, pensava alla poesia dedicata da Gabriele d’Annunzio ai seminatori mentre – con la sua squadra – si dedicava a seminare l’erba nelle aiuole di quella che sarebbe una deliziosa piazza “alla francese” se solo il Comune si degnasse di occuparsene. E non solo il Comune.

Perché, in realtà, anche l’immancabile comitato di ricchi privati aveva promesso di occuparsi del giardino intitolato a Mario Lattes. E, altrettanto immancabilmente, le promesse erano svanite come neve al sole quando si era trattato di mettere mano al portafoglio.

Così Bossi ed il Pepe hanno deciso di fare da soli. Hanno acquistato terra, concime, sementi e si sono sostituiti agli assenti dipendenti comunali. Ovviamente dovranno occuparsi anche dell’irrigazione poiché dal Comune non arrivano informazioni sul ripristino dell’impianto.

D’altronde il Pepe non poteva inaugurare la stagione del dehor con i tavoli a ridosso di aiuole spelacchiate, polverose, sporche. E seguendo le antiche indicazioni della saggezza popolare, ha confermato che “chi fa da sé fa per tre”. Per sé stessi, per il Comune e per i privati del Comitato fantasma.

D’altronde ai torinesi ed ai turisti che affollano il locale poco importa chi sia il responsabile del degrado di una delle piazze più insolite di Torino. Ed al Comune non par vero di ritrovarsi con aiuole rimesse a nuovo senza spendere un centesimo. Anzi, se anche altri volessero seguire l’esempio.. Magari iniziando al Valentino dove, di fronte al Castello, l’ex sala da ballo si è trasformata nel ricettacolo di ogni schifezza.

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