Il padrone statunitense non è più affidabile, tra minacce di dazi, guerre, occupazioni varie. Dunque è arrivato il momento di guardarsi attorno. Oddio, si sarebbe dovuto iniziare da tempo, ma dagli eurotossici non si può pretendere troppo. Meglio tardi che mai. Ma dove guardare? Il Canada ha guardato in direzione della Cina, evitando intese di libero scambio, ma è bastata l’idea di aumentare gli scambi commerciali per far infuriare il pirata di Washington: il Canada è mio e me lo gestisco io.

Bruxelles ha prima guardato al Mercosur, con un accordo teoricamente vantaggioso per entrambe le parti, non fosse che rappresenta la fine dell’agricoltura europea. E l’agricoltura è il primo elemento, fondamentale, per la sovranità. Anche se difficilmente Kallas sarà in grado di comprenderlo.
Allora, in attesa di superare gli ostacoli posti dalla Francia e dal parlamento europeo – che fastidio la democrazia.. – l’Europa si accorda con l’India. E Linkiesta (e chi, se no?) gongola perché è un accordo che penalizza la Russia, che porta definitivamente Nuova Delhi tra le grandi democrazie, che favorirà Israele e, attraverso Suez, darà più lavoro ai porti italiani.
Ci mancava solo un commento di Cetto La Qualunque ed era perfetto.

Perché Modi e Putin forse non leggono Linkiesta e si sono appena accordati per potenziare tre corridoi per il trasporto delle merci non solo tra i due Paesi ma anche per incrementare i commerci nelle aree di competenza. La rotta preferita è quella Nord Sud che passa anche attraverso l’Iran e che riduce drasticamente i tempi di percorrenza attraverso Suez. Ma, in prospettiva, l’India pensa anche di affidarsi alla flotta russa per raggiungere l’Europa attraverso la rotta Artica. Non proprio un affare, per i porti italiani.

E Modi, non leggendo Linkiesta, si è anche permesso di ignorare le minacce di Trump contro l’India per l’acquisto di gas e petrolio dalla Russia. Non a caso gli eurotossici si sono ben guardati dal chiedere a Modi di rinunciare all’energia fornita a basso prezzo da Mosca. Quell’energia che l’Europa acquista a prezzi folli dagli USA.