Ma è possibile che ogni iniziativa, più o meno seria, di transizione ambientale debba trasformarsi in una punizione ai danni dei consumatori? Le “casette dell’acqua” che erogano litri per evitare l’acquisto di bottiglie di plastica hanno prezzi diversi a seconda delle località. In alcuni casi l’acqua è gratuita, in altri a pagamento.
Già, ma 7 centesimi al litro, senza la possibilità di ottenere il resto dalla casetta, sembrano quasi una truffa. Piccola, indubbiamente, ma costante. Perché la gettoniera non accetta monete da 1 e 2 centesimi. Dunque il prezzo reale di un litro è di 10 centesimi, sempre che il consumatore abbia almeno due pezzi da 5 o uno da 10.
Per pagare senza farsi fregare il resto bisogna acquistare almeno 5 litri.
Certo, il prezzo è esposto, la mancanza di resto è specificata, dunque si può tranquillamente evitare di acquistare l’acqua della casetta. Ma è il principio della tutela ambientale a vacillare. È la logica della tutela ambientale che si trasforma, immancabilmente, in un costo che non è quello annunciato poiché è collegato ad una fregatura. E sono questi comportamenti a frenare il cambiamento, a far osservare ogni iniziativa ambientale con scetticismo.
Se il prezzo è 7 centesimi, il consumatore deve poter pagare 7 centesimi. Tutto il resto è solo un indebito guadagno a danno di chi crede ai proclami dei finti ambientalisti.

