Alla fine se ne è andato anche Yanez de Goméra. Non il personaggio di Salgari, ma la sua incarnazione vivente, Philippe Leroy. Un grande attore, certo. I diversamente giovani lo ricorderanno come uno straordinario Leonardo da Vinci televisivo.
Quelli giovani davvero, come il Vescovo del primo “Don Matteo”. Ben strano Vescovo, che si lanciava col paracadute.
Perché lui Philippe Leroy era un parà. Orgoglioso e pervicace. Si lanciava ancora, ultraottantenne.
D’altro canto si era fatto il Vietnam. La, tremenda, battaglia di Dien Bien Phu. E poi quella di Algeri. Nei paracadutisti della Legione Straniera.
In questo era figlio d’arte. Come soldato, o meglio guerriero, non come attore. Perché veniva da una famiglia di antica aristocrazia militare, e avrebbe potuto fregiarsi del titolo di Marchese.
Ma lui preferì, sempre, l’avventura. Marinaio, domatore di cavalli, legionario…mille mestieri. In sostanza, un avventuriero di gran classe, aristocratico ed ironico, come il Corto Maltese di Hugo Pratt.
Attore lo diventò per caso. E fu, comunque, un grande. Interpretando molti ruoli.
Non quello di Yanez, però, perché Philippe Leroy non interpretava il personaggio salgariano. Non fingeva di essere Yanez.
Lui era Yanez.
Ribelle, individualista, anarca e non anarchico.
Nemico del globalismo anglosassone. Aristocratico scettico e sprezzante della volgarità del mondo contemporaneo.
Per la mia generazione, ha rappresentato un modello di Uomo che sta ormai sparendo.
Buon viaggio Yanez. Nei mari avventurosi e pericolosi di una Malesia celeste.


