Addio al Giardino di Casa

21 Settembre 2026

 

 

Cambiano gli aspetti della geopolitica mondiale. Cambiano radicalmente e profondamente.

 

La notizia è semplice. Ma ha un potere detonante.

Russia e Cina hanno dato parere favorevole all’ingresso di Cuba nei BRICS.

 

E questo sconvolge, potenzialmente, gli assetti politici del Mondo.

Certo, è vero che i BRICS sono una rete prevalentemente economica. Ed è indiscutibile che siano molto diversificati al loro interno, visto che le posizioni politiche dell’India, solo per fare un esempio tra i tanti possibili, restano molto distanti da quelle della Cina.

 

 

Tuttavia è un fatto innegabile che ammettere Cuba significherebbe pestare volutamente i piedi a Washington.

 

E, al contempo, sarebbe una decisione essenzialmente politica. Che poco o nulla avrebbe a che spartire con la sfera degli interessi prettamente economici, che sembravano, fino ad oggi, essere la ragione esclusiva dei BRICS.

 

Cuba infatti rappresenta un punto dolente nella Mappa delle Americhe come viene osservata da Washington.

Ovvero di quel “Giardino di casa”, teorizzato a suo tempo da Monroe, che ha sempre rappresentato una costante nella politica di Washington.

Tutte, e sottolineo “tutte”, le Amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca, Democratiche o Repubblicane, hanno mantenuto fermo questo punto.

L’America Latina è cosa nostra.

 

Certo, il Brasile, soprattutto con Lula, ha cominciato a giocare in proprio. Tuttavia il Presidente brasiliano è sempre stato molto attento, guardandosi bene dal pestare i piedi a Washington.

E resta un, fondamentale, fornitore di materie prime, il che conta non poco per gli interessi statunitensi.

 

Il resto dell’America Latina, però, è stato normalizzato secondo criteri prettamente americani.

 

E lo si è visto con il Venezuela. Sequestro del Presidente Maduro, con alcune centinaia di morti. Tutti, naturalmente, venezuelani.

Sua deportazione, processo (farsa) e detenzione negli USA.

Nuova amministrazione venezuelana che, immediatamente, appalta a Washington e soci le, peraltro immense, riserve petrolifere nazionali.

Fine della storia.

 

Il resto dell’America Latina, Argentina e Cile in testa, è completamente subalterno ai gringos.

 

Resta Cuba. Che, a suo tempo, si liberò da una dittatura corrotta, quella di Batista, che l’aveva ridotta a sala gioco e postribolo. Gestiti dalle mafie americane.

Castro non era marxista. E lo stesso Ernesto Che Guevara si era formato ideologicamente sui romanzi di Salgari, e non sulle opere del filosofo di Treviri.

 

Fu una rivoluzione nazionale, in verità abbastanza incruenta.

Poi, il tentativo di golpe di Baia dei Porci, eterodiretto dalla CIA di Kennedy, finì in una repressione sanguinosa.

 

Fu proprio l’aggressiva politica statunitense a spingere Castro verso Mosca. Non una qualche affinità ideologica.

 

Cuba resta, tutt’ora, una spina nel fianco di Washington. Che non a caso sta tentando di strangolarla come un pitone con la preda.

 

La sua ammissione nei BRICS, con avvallo russo e cinese, rappresenta, dunque, un preciso segnale politico.

 

Washington, che si è spinto troppo oltre in medio Oriente e nell’Euroopa centro-orientale, deve cominciare a preoccuparsi.

 

Il Giardino di Casa non è più tale.

Si affacciano nuovi, e potenti, “ospiti’.

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