“Noi siamo piccoli, ma cresceremo..”. La cantava Renato Rascel e la ripete, ora, Gianni Alemanno presentando Movimento Indipendenza, la sua formazione nata a fine novembre. Ovviamente lo spazio per l’ex sindaco di Roma ci sarebbe, considerando le abiure della sua ex camerata Giorgia Meloni. E le prese di posizione di Alemanno in tema di politica estera sono completamente condivisibili proprio perché opposte rispetto a quelle di lady Garbatella e del suo circolo al servizio di Biden.
Però anche Alemanno ha lo stesso problema che tutti i partiti non riescono a risolvere: la classe dirigente del suo Movimento. Che è il problema del PD, dei 5 Stelle, di Renzi e Calenda, di +Europa. E, visto che governa, di Meloni e dei suoi alleati di maggioranza. Se n’è accorta, con gravissimo e colpevole ritardo, persino la presidente del consiglio. Lei pensava al “pistola” vercellese, tutti gli altri pensavano ai suoi famigliari e famigli collocati in posizioni di comando.
Com’è possibile pensare di mandare avanti l’Italia affidandosi a Urso e Tajani, a Piantedosi e Lollobrigida, a Santanchè e Sangiuliano? Com’è possibile pensare di tornare a governare affidandosi all’armocromata Elly e all’insopportabile Serracchiani, a Boccia e Lorenzin, a Guerini e Crisanti. Ma non va meglio con Bonino e Della Vedova, con Gelmini e Napoli, con Scalfarotto e Bellanova.
E quando si cambia, quando si va a pescare nella sedicente “società civile”, i danni sono pure peggiori. Berlusconi lanciava cantanti e conduttori, oltre alle donne del suo circolo privato. Salvini, secondo la Busiarda, vorrebbe candidare alle prossime elezioni chi si è fatta notare per questioni di corna.
Le idee, le rare volte che compaiono, camminano sulle gambe di uomini e donne. E non è facile individuare le persone giuste. Basti pensare a imprenditori sfigati, parcheggiati in politica dai famigliari che mandano avanti l’azienda molto meglio senza una palla al piede. A economisti che non azzeccano una analisi che sia una; a professionisti senza clienti; o a rompicoglioni privi di seguito che vogliono dettare le regole a chi, nel medesimo partito, un seguito lo sta costruendo.
Per questo Alemanno deve fare molta attenzione alla scelta della classe dirigente, della squadra di Movimento Indipendenza. Perché anche le posizioni in politica estera, quando sono corrette, devono essere sostenute da politici competenti. Che capiscano e non si limitino a ripetere slogan senza saperli spiegare. C’è già Tajani, per quello. E, ovviamente, non ci sarà solo la politica estera, ma la logica vale in ogni ambito. Se si vuole crescere per spiegare che il “Re è nudo”. Per ora Alemanno ha stroncato le banalità presidenziali del discorso di fine anno. E va già bene così.


