Aleppo! E altro..

2 Dicembre 2024

 

 

Aleppo è, praticamente, caduta. In poche ore, conquistata dalla coalizione dei ribelli siriani. Coalizione composita, ma di fatto egemonizzata dai jihadisti. Ovvero da quei gruppi che, a parole e talvolta nei fatti, l’Occidente dice di osteggiare. Ma che in Siria tornano utili, per combattere Assad.

 

Dietro alle forze curde, che costituiscono il vero nerbo militare dei ribelli, naturalmente, una complessa coalizione dove i jihadisti sono, quasi sicuramente, in maggioranza. Per cui diventa estremamente difficile decifrare il complesso gioco di appoggi e resistenze tra Turchia, da un lato, e occidentali, in primo luogo americani e inglesi, in seconda istanza francesi, dall’altro.

Erdogan appare preoccupato. E tratta con Putin. Certo, la sua Turchia ha appoggiato i, cosiddetti, “ribelli” anti Assad, ma l’orizzonte appare nebuloso. E non tale da lasciarlo tranquillo. Il rischio della nascita di un Curdistan siriano indipendente è molto concreto. E questo diverrebbe certamente una base operativa per i curdi del KKP, che tentano di sottrarre ad Ankara le province curde.

Per cui, meglio trattare ora con Putin. Da una posizione, sostanzialmente, di forza.

 

Assad è, chiaramente, in grosse difficoltà. La violenta offensiva israeliana in Libano, ha reso sostanzialmente inconsistente l’impegno in Siria di Hezbollah. Che ha dovuto ritirare dalla Siria gran parte delle sue milizie per impegnarle in casa. E che, per altro, si è trovata, e in parte ancora si trova, in una complessa fase di transizione dopo la morte del leader Nasrhallah.

 

Poi vi è una forte incertezza su cosa voglia fare Tehran. Che non sembra intenzionata ad un impegno diretto in Siria, troppo preoccupata, nei suoi vertici, dalle intenzioni di Israele, ovvero di Netanyahu che sembra voler attaccare direttamente il territorio iraniano.

 

Non accadrà, probabilmente, per le pressioni di Washington, che, al momento, vuole evitare un conflitto diretto con l’Iran. Però la preoccupazione sussiste, e il nuovo presidente iraniano, Masoud Pazeshkian, rappresenta gruppi di interesse che verrebbero troppo danneggiati da uno scontro frontale con gli States.

 

Di qui l’ambiguità della posizione iraniana nel conflitto siriano. Che ha dato e continua a dare l’impressione di una non volontà di impegno diretto.

 

E di questo, ovviamente, sono ben coscienti le forze dei “ribelli”. E, soprattutto chi li manovra da lontano. Da molto lontano. Oltre Atlantico, per essere chiari.

 

Resta il problema Putin. Ovvero cosa deciderà di fare la Russia, che è, e resta, il principale sostegno di Assad.

Ed è questo il punto critico.

La Russia, impegnata ancora pesantemente in Ucraina, non ha certo voglia, e forse neppure abbastanza forze, per un diretto intervento in Medio Oriente.

Ed è su questo, appunto, che contano le forze, politiche ed economiche, che cercano di scalzare Assad. Con la prospettiva non di un regime change, ovvero di un cambio di governo, ma di una frammentazione della Siria. Del portare il paese ad una situazione perdurante di caos e conflitti civili. Perché certi interessi traggono vantaggi notevoli dal caos e da un’assenza di governo.

 

Tuttavia Putin è ben cosciente che la Siria di Assad rappresenta la base operativa fondamentale per la flotta russa nel Mediterraneo. E non può, certo, perderla. Perché questa si rivelerebbe una prospettiva molto, troppo pericolosa per il futuro.

 

Questo lo stato delle cose, sul momento.

Foriere, però, di continui sviluppi ben difficili da prevedere. Cosa potrebbe accadere, ad esempio, con l’ingresso di Trump nello Studio Ovale… E cosa potrebbe fare Pechino, che fin’ora tace. Ma, visto il suo interesse per i porti siriani, si tratta di un silenzio estremamente pesante.

 

 

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