L’attenzione mediatica, in questo momento, è tutta concentrata sul fronte ucraino.
Inevitabile, certo. È da lì che sembra poter accendersi la miccia del grande incendio. Dello scontro frontale fra Russia e NATO.
Questo, però, mette in sordina, anzi offusca altri fronti di guerra. Perché questa, anche se stentiamo (o, forse, non vogliamo) a prenderne atto, è già una Guerra Mondiale.
Una “Guerra Mondiale a pezzi” come la chiama Matteo Carnieletto nel suo ultimo libro, ispirandosi ad una frase di Papa Bergoglio.
E i pezzi di questo mondo complicato sono decisamente molti.
E gli incendi proliferano e si espandono sempre più velocemente.
Il Medio Oriente. Da tempo immemore il punto più caldo della geopolitica mondiale. Eppure, dopo mesi di attenzione su ciò che accadeva a Gaza e dintorni, quasi non se ne parla più. Cone se fosse tutto tranquillo. Silente. Scarne notizie su bombardamenti, e stragi, particolarmente efferate. Ogni tanto un, vago, riferimento all’attività diplomatica. A trattative di pace che hanno minor concretezza delle fiabe di Andersen.
Eppure non solo a Gaza si continua a combattere e morire in un conflitto disperato, che appare senza alcuna via d’uscita, ma è tutta la regione che sta esplodendo. Un proliferare, dilagare di conflitti che non lascia certo presagire alcunché di buono. Che non permette speranza.
Israele sta forzando la mano al confine col Libano. L’impressione, abbastanza realistica, è che il governo di Nethanyau voglia cogliere l’occasione per regolare i conti, una volta per tutte, con Hezbollah.
Che rappresenta da sempre una spina nel fianco, e una pratica irrisolta.
Sarebbe interessante, però, sapere cosa ne pensino i comandi militari israeliani. Che considerano Hezbollah la migliore, più organizzata e meglio armata, di tutte le forze armate del mondo arabo. E non a caso, nelle due Guerre del Libano, combattute soprattutto nella Valle della Bekaa, Hezbollah ha messo in grandi difficoltà le forze israeliane. Costringendole a ritirarsi, senza un esito vittorioso.
Hezbollah, come è noto, fa parte della Mezza Luna Sciita. Ed è, di fatto, la longa manus di Tehran nella regione. Al suo intervento si deve, in buona parte, il rovesciamento delle sorti della guerra civile siriana. A favore dei legittimisti di Assad.
Ora la tensione nella regione del Libano meridionale sta, progressivamente, crescendo. I raid israeliani si intensificano. E così le risposte del movimento Sciita. Siamo ad un passo dallo scontro frontale. Una Terza Guerra del Libano. Dalle prospettive non chiaramente definibili, ma certo apocalittiche.
E, per sovramercato, Israele ha, per la prima volta attaccato le basi degli Houthi nel nord dello Yemen.
Come risposta allo stillicidio di attacchi contro navi dirette verso Suez. E, soprattutto, a quelle che portano merci in Israele.
A tutti gli effetti un nuovo fronte di guerra. E non di peso trascurabile.
Gli Houthi non sono dei, pittoreschi, beduini, ma una milizia di oltre 300.00 uomini. Perfettamente inquadrata dalle forze speciali iraniane, i cosiddetti Gruppi Qods..e molto bene armate, capaci di tenere testa per anni alla coalizione sunnita guidata dai sauditi. E appoggiata da americani ed inglesi.
È evidente che l’apertura del fronte libanese e di quello yemenita altro non rappresenta che una fase preparatoria dello scontro frontale fra Gerusalemme e Tehran. Che, inevitabilmente, coinvolgerebbe tutti il limitrofo mondo arabo. Trascinando nel conflitto anche Washington, visto che ben difficilmente Israele potrebbe reggere da sola lo scontro sui tre fronti.
Uniche ragioni che sembrano rallentare questa deflagrazione del Medio Oriente, l’elezione di un nuovo presidente a Tehran. Che sembrerebbe rappresentare interessi economici volti a trovare un accordo con l’Occidente collettivo.
Soprattutto, però, Nethanyau sembra aspettare l’arrivo di Trump. Suo grande “amico”. Prima di dare…fuoco alle polveri.




