L’Armenia si allontana sempre più dalla Russia. Si avvicina all’ex nemico Azerbaijan e alla Turchia. Ma anche all’Occidente. E sino a qui non c’è nulla di sorprendente: Mosca ha sbagliato l’approccio con Erevan e ne paga le conseguenze. Ma le alleanze a geometria variabile valgono anche per l’Armenia che sta stringendo nuovi accordi di collaborazione con l’Iran. E Teheran ha stretti rapporti con Mosca. La confusione è grande sotto il cielo, ma non è sicuro che la situazione sia ottimale, a differenza di ciò che sosteneva il presidente Mao.
Però, al di là della confusione apparente, diventa sempre più chiaro che molti Paesi stiano cercando alternative alla semplice sudditanza nei confronti di chi si crede in diritto di guidare il mondo. Basti pensare alla Turchia. Sigla un accordo con Arabia Saudita e Pakistan, un’alleanza sunnita teoricamente in funzione anti sciita e, dunque, anti iraniana. Però si ritrova l’Iran come partner in questo cambiamento di rapporti con l’Armenia. Ed anche nel sostegno al governo sudanese. Non applica le sanzioni contro la Russia, però rallenta il passaggio delle navi mercantili, comprese quelle ucraine, ai Dardanelli.
Si indigna per i crimini di Israele e litiga con Netanyahu. Criticato anche dagli USA per il terrorismo dei coloni israeliani in Cisgiordania. A differenza dell’Italia che non osa protestare neppure per l’espulsione di quattro connazionali. L’Italia monitora la situazione. E con un ministro come Tajani pare già molto.
Amici, nemici, tutto cambia. E Tajani non esiste sulla scena internazionale
L’Armenia si allontana sempre più dalla Russia. Si avvicina all’ex nemico Azerbaijan e alla Turchia. Ma anche all’Occidente. E sino a qui non c’è nulla di sorprendente: Mosca ha sbagliato l’approccio con Erevan e ne paga le conseguenze. Ma le alleanze a geometria variabile valgono anche per l’Armenia che sta stringendo nuovi accordi di collaborazione con l’Iran. E Teheran ha stretti rapporti con Mosca. La confusione è grande sotto il cielo, ma non è sicuro che la situazione sia ottimale, a differenza di ciò che sosteneva il presidente Mao.
Però, al di là della confusione apparente, diventa sempre più chiaro che molti Paesi stiano cercando alternative alla semplice sudditanza nei confronti di chi si crede in diritto di guidare il mondo. Basti pensare alla Turchia. Sigla un accordo con Arabia Saudita e Pakistan, un’alleanza sunnita teoricamente in funzione anti sciita e, dunque, anti iraniana. Però si ritrova l’Iran come partner in questo cambiamento di rapporti con l’Armenia. Ed anche nel sostegno al governo sudanese. Non applica le sanzioni contro la Russia, però rallenta il passaggio delle navi mercantili, comprese quelle ucraine, ai Dardanelli.
Si indigna per i crimini di Israele e litiga con Netanyahu. Criticato anche dagli USA per il terrorismo dei coloni israeliani in Cisgiordania. A differenza dell’Italia che non osa protestare neppure per l’espulsione di quattro connazionali. L’Italia monitora la situazione. E con un ministro come Tajani pare già molto.
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