Anche i “tigrotti della Malesia” non sopportano più l’arroganza Usa e la macelleria israeliana

29 Agosto 2024

D’accordo, l’avventura dei “tigrotti della Malesia”, guidati da Sandokan e Yanez, non era finita benissimo nei romanzi di Salgari. Però i tempi sono cambiati e sulla scena politica internazionale bisogna fare i conti con Kuala Lumpur. Che si è ampiamente stancata di un Occidente Collettivo che impone anche alla Malesia di far finta di niente di fronte allo sterminio dei palestinesi a Gaza per opera del macellaio Nethanyau, sostenuto proprio dai buoni e democratici occidentali.

E la rabbia, in Malesia, è cresciuta ulteriormente quando i funzionari statunitensi sono volati a Kuala Lumpur per minacciare i malesi che stavano inviando aiuti umanitari a Gaza.

Eppure la Malesia è un Paese con un governo democratico, con elezioni libere, e che ha sempre avuto relazioni proficue con l’Occidente nonostante il pesante colonialismo britannico. Però Gaza sta scavando un solco profondo tra i sostenitori, e finanziatori, della macelleria israeliana e chi – a prescindere dalla fede religiosa – si indigna di fronte alla strage di donne e bambini.

A questo si aggiunge l’arroganza di Washington che continua a pretendere di dettare la politica estera – e spesso anche quella interna, come in Italia – al mondo intero. Mettendo sul piatto dollari e sanzioni. Però anche i Paesi più piccoli cominciano a ribellarsi. Con poco più di 30 milioni di abitanti la Malesia non può fare chissachè, però può iniziare a considerare che, nel mondo, non ci sono soltanto gli statunitensi ed i loro servi. Ed a Pechino sono pronti a non perdere l’occasione..

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