Anche la Colombia entra a far parte del programma planetario della nuova Via della Seta cinese. Il programma che comprendeva anche l’Italia, mettendola al centro delle iniziative in Europa e nel Mediterraneo. Poi, però, erano arrivati i rimproveri di RimbamBiden e la sovranità italiana era svanita come neve al sole, per la felicità di Tajani e con lady Garbatella felice di barattare gli interessi nazionali con il bacino sul capo ricevuto dall’allora padrone di Washington.

Il problema, a monte, è però molto più complesso. Si può essere davvero sovrani se, economicamente, si dipende da ogni stormir di fronde dei mercati internazionali? No, ovviamente. La follia autodistruttiva dei tossici di Bruxelles, con le sanzioni contro gas e petrolio a basso costo in arrivo dalla Russia, hanno indubbiamente favorito ed arricchito i loro padroni, ma hanno penalizzato la competitività delle imprese europee ed italiane in particolare. E Roma? Muta e ubbidiente.
Lo stesso vale per l’autogol sulle vetture elettriche. Dazi su quelle cinesi, per obbligare gli europei ad acquistare auto di Stellantis, Volkswagen, Renault. Come se, per miracolo, gli europei sempre più poveri e precari potessero permettersi una spesa senza senso per vetture che devono procedere a passo d’uomo per accontentare i maniaci della sicurezza.

Dunque boicottare la Cina. Ed anche il Brasile, e la Russia, e gli altri Paesi Brics che non piacciono ai padroni di Washington. Rinunciamo alla Via della Seta per farci imporre dei dazi dall’amico Donald. Rinunciamo ai giovani italiani più preparati che se ne vanno a lavorare all’estero, perché bisogna far contenti i prenditori nazionali che vogliono poter imporre salari da fame. Rinunciamo alla difesa dall’invasione dei clandestini per far contenti i magistrati immigrazionisti.
E poi qualcuno si stupisce di fronte all’astensionismo crescente..