Persino Benedetto Della Vedova, un parlamentare di +Europa, riesce a dire qualcosa di giusto a proposito delle mancanze del governo. Un governo, afferma Della Vedova, che non ha la benché minima visione dell’economia e del futuro. Perché non basta Gianduja Malan a nascondere la realtà con il suo falsissimo entusiasmo.
Questa volta è arrivata la Commissione europea a spiegare che, negli ultimi 15 anni, i salari italiani sono scesi del 6% mentre nella media degli altri paesi europei sono aumentati dell’11%. Certo, non è colpa del governo Meloni, poiché si tratta di una situazione pregressa. Ma la destra fluida di governo non ha fatto nulla per invertire la situazione, favorendo anzi lo sviluppo del lavoro povero. Più occupati, più poveri.
Peccato che sia chiaro a tutti, tranne a Malan, che retribuzioni modeste non favoriscano la qualità del lavoro. Così come è chiaro, tranne a Malan che in questo è però in ampia compagnia, che senza qualità del lavoro l’Italia perde competitività e non solo non cresce ma regredisce. Non basta favorire l’arrivo di nuovi schiavi per abbassare il costo del lavoro.
Inoltre la Commissione europea sottolinea come in Belgio, Francia, Italia e Spagna oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato di essere stato contattato per motivi lavorativi al di fuori dell’orario di lavoro contrattuale, con nove su dieci che hanno risposto a tali contatti. In altri termini si sfruttano economicamente i lavoratori e si pretendono anche prestazioni fuori orario.
E a fronte del lavoro povero cresce il costo reale della vita, ben oltre l’inflazione ufficiale. Soprattutto nelle grandi città del Nord. Non solo a Milano. Di recente un assessore torinese ha sostenuto che mancano autisti per il trasporto pubblico e non si attraggono lavoratori dal Sud perché la retribuzione è troppo bassa in rapporto al costo della vita.
Ma Gianduja Malan sarà pronto a giurare che si tratta dell’ennesimo grande successo del governo Meloni..
Anche la Commissione europea preoccupata per la demenziale politica retributiva italiana
Persino Benedetto Della Vedova, un parlamentare di +Europa, riesce a dire qualcosa di giusto a proposito delle mancanze del governo. Un governo, afferma Della Vedova, che non ha la benché minima visione dell’economia e del futuro. Perché non basta Gianduja Malan a nascondere la realtà con il suo falsissimo entusiasmo.
Questa volta è arrivata la Commissione europea a spiegare che, negli ultimi 15 anni, i salari italiani sono scesi del 6% mentre nella media degli altri paesi europei sono aumentati dell’11%. Certo, non è colpa del governo Meloni, poiché si tratta di una situazione pregressa. Ma la destra fluida di governo non ha fatto nulla per invertire la situazione, favorendo anzi lo sviluppo del lavoro povero. Più occupati, più poveri.
Peccato che sia chiaro a tutti, tranne a Malan, che retribuzioni modeste non favoriscano la qualità del lavoro. Così come è chiaro, tranne a Malan che in questo è però in ampia compagnia, che senza qualità del lavoro l’Italia perde competitività e non solo non cresce ma regredisce. Non basta favorire l’arrivo di nuovi schiavi per abbassare il costo del lavoro.
Inoltre la Commissione europea sottolinea come in Belgio, Francia, Italia e Spagna oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato di essere stato contattato per motivi lavorativi al di fuori dell’orario di lavoro contrattuale, con nove su dieci che hanno risposto a tali contatti. In altri termini si sfruttano economicamente i lavoratori e si pretendono anche prestazioni fuori orario.
E a fronte del lavoro povero cresce il costo reale della vita, ben oltre l’inflazione ufficiale. Soprattutto nelle grandi città del Nord. Non solo a Milano. Di recente un assessore torinese ha sostenuto che mancano autisti per il trasporto pubblico e non si attraggono lavoratori dal Sud perché la retribuzione è troppo bassa in rapporto al costo della vita.
Ma Gianduja Malan sarà pronto a giurare che si tratta dell’ennesimo grande successo del governo Meloni..
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