Giovanni Malagò, presidente del Coni (complimenti sinceri per aver azzeccato le previsioni sul numero di medaglie olimpiche, a dimostrazione di una profonda conoscenza del settore, e non è per nulla scontato), ha criticato la protesta messa in atto dalla squadra di pallanuoto maschile dopo l’indecente arbitraggio che ha privato il Settebello di una meritata medaglia.
E critiche sono arrivate anche dai vertici internazionali del settore. “Comportamento antisportivo”. Forse le critiche sarebbero state più opportune, in precedenza, nei confronti dell’arbitraggio. E non soltanto nella pallanuoto.
Al di là del fatto che la protesta degli atleti è stata civilissima e silenziosa, è proprio l’atteggiamento dei vertici sportivi istituzionali a risultare fastidioso. Anche perché perfettamente in linea con le prescrizioni delle istituzioni politiche ed economiche. “Noi siamo noi e voi non siete un c…”. Noi decidiamo e valutiamo, e non sbagliamo mai anche quando la realtà dimostra l’errore. Possiamo dire che un uomo è una donna, che le acque del fiume sono potabili anche se nuotano le pantegane, che il cielo è giallo e la neve è verde.
Un rigore abissale non dato o uno regalato a metri dall’area? Vietato lamentarsi. Assurdo chiedere sanzioni nei confronti dell’arbitro corrotto o incapace. Un innocente in carcere per anni a causa di un errore giudiziario in buonafede o anche no? Le sentenze non si discutono, tutt’al più i sudditi pagheranno i risarcimenti al condannato. I magistrati non si toccano.
Il governo vara provvedimenti inutili, costosi, sbagliati? Il prezzo lo pagano i sudditi, alla peggio il ministro non sarà riconfermato ma non rimborserà nulla. E non bisogna criticarlo.
Il potere non solo non accetta di essere ribaltato, ma non sopporta più neanche le critiche. Il racconto di Andersen sui vestiti dell’imperatore ora non sarebbe più accettato nelle repubbliche tanto democratiche. Un bambino che osasse dire “Il re è nudo!” verrebbe immediatamente prelevato dai servizi sociali per essere rieducato ai principi della democrazia politicamente corretta. Il re, e tantomeno il presidente, non può essere nudo. E se lo è, bisogna raccontare che è vestito con abiti meravigliosi.
Andersen fuorilegge: agli arresti i bambini che dicono “Il re è nudo”..
Giovanni Malagò, presidente del Coni (complimenti sinceri per aver azzeccato le previsioni sul numero di medaglie olimpiche, a dimostrazione di una profonda conoscenza del settore, e non è per nulla scontato), ha criticato la protesta messa in atto dalla squadra di pallanuoto maschile dopo l’indecente arbitraggio che ha privato il Settebello di una meritata medaglia.
E critiche sono arrivate anche dai vertici internazionali del settore. “Comportamento antisportivo”. Forse le critiche sarebbero state più opportune, in precedenza, nei confronti dell’arbitraggio. E non soltanto nella pallanuoto.
Al di là del fatto che la protesta degli atleti è stata civilissima e silenziosa, è proprio l’atteggiamento dei vertici sportivi istituzionali a risultare fastidioso. Anche perché perfettamente in linea con le prescrizioni delle istituzioni politiche ed economiche. “Noi siamo noi e voi non siete un c…”. Noi decidiamo e valutiamo, e non sbagliamo mai anche quando la realtà dimostra l’errore. Possiamo dire che un uomo è una donna, che le acque del fiume sono potabili anche se nuotano le pantegane, che il cielo è giallo e la neve è verde.
Un rigore abissale non dato o uno regalato a metri dall’area? Vietato lamentarsi. Assurdo chiedere sanzioni nei confronti dell’arbitro corrotto o incapace. Un innocente in carcere per anni a causa di un errore giudiziario in buonafede o anche no? Le sentenze non si discutono, tutt’al più i sudditi pagheranno i risarcimenti al condannato. I magistrati non si toccano.
Il governo vara provvedimenti inutili, costosi, sbagliati? Il prezzo lo pagano i sudditi, alla peggio il ministro non sarà riconfermato ma non rimborserà nulla. E non bisogna criticarlo.
Il potere non solo non accetta di essere ribaltato, ma non sopporta più neanche le critiche. Il racconto di Andersen sui vestiti dell’imperatore ora non sarebbe più accettato nelle repubbliche tanto democratiche. Un bambino che osasse dire “Il re è nudo!” verrebbe immediatamente prelevato dai servizi sociali per essere rieducato ai principi della democrazia politicamente corretta. Il re, e tantomeno il presidente, non può essere nudo. E se lo è, bisogna raccontare che è vestito con abiti meravigliosi.
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