Giorgia Meloni ed i suoi famigliari e famigli sono liberissimi di fare da portavoce non solo a RimbanBiden ma anche a Confindustria. Però, ogni tanto, potrebbero persino far finta di ascoltare anche le opinioni delle altre associazioni imprenditoriali. A partire da Confapi, l’associazione delle piccole e medie imprese. Dunque non i lavoratori ed i sindacati, così fastidiosi, ma gli imprenditori. Forse ancora più fastidiosi, però, perché arrivano con indagini congiunturali che smentiscono completamente i raccontini tutti rose e fiori del governo.
Basti pensare alle analisi di Fabrizio Cellino, presidente di Api Torino. A suo avviso l’anno appena iniziato sarà durissimo, e le indicazioni degli imprenditori associati lo confermano.
Per i primi sei mesi del 2024 il saldo «ottimisti-pessimisti» è complessivamente pari a -0,8 (in flessione rispetto al precedente +1,7), ma con marcate differenze tra settori di attività e filiere economiche di riferimento. Le imprese manifatturiere che operano nella filiera dell’industria (impianti e attrezzature) e in quella della mobilità, e che rappresentano una quota considerevole del campione indagato (54,5%), sono fortemente pessimiste. Il grado di fiducia del manifatturiero risulta ampiamente negativo: -17,6 nel caso della mobilità e -23,3 in quello dell’industria. Il livello di fiducia cresce solo nelle imprese dedite ai servizi (+42,3).
I tre indicatori classici sono tutti in calo: produzione -12, ordini -8,7, fatturato -10,3.
Nonostante questo, crescono leggermente le imprese decise ad investire. Con riferimento ai prossimi mesi il 38,2% delle imprese ha in programma nuovi investimenti (precedente 32,5%). In particolare, i nuovi investimenti interesseranno l’acquisto di nuovi impianti/macchinari, il rafforzamento delle competenze del personale occupato, attività di Ricerca e Sviluppo e transizione digitale.
Per il primo semestre 2024 è previsto un nuovo aumento della quota di imprese che ritiene di dover ricorrere alla Cassa Integrazione, in crescita di 4,8 punti rispetto al dato attuale (11,8%). Se nel secondo semestre 2023 i livelli occupazionali hanno tenuto segnando un saldo ancora positivo, pari al +4,1, le previsioni per il prossimo anno sono negative, con un saldo atteso pari a -1,7. Il 41% degli imprenditori prevede nuove assunzioni per il prossimo semestre (contro il precedente 45,7%).
Poi, ovviamente, arriveranno Urso, Foti, Malan e Gardini a raccontare che tutto va bene, anzi benissimo. E qualcuno continuerà a crederci.


