Il turismo vale il 5% del Pil dell’Arabia Saudita. Ma Riad punta a raggiungere il 10% entro il 2030. E questo significa, tra l’altro, creare 1 milione di posti di lavoro entro i prossimi 5/6 anni, raddoppiando i numeri attuali. In termini numerici si punta ad attirare oltre 150 milioni di visitatori entro il 2030.
Ovviamente al primo posto resta il turismo religioso, e questo spiega i recenti accordi per facilitare l’arrivo di visitatori pakistani. Ma si guarda anche all’offerta culturale e paesaggistica, con proposte in linea con la moda delle “vacanze esperienziali”. E le agevolazioni, in questo caso, riguardano l’accesso di sudcoreani e turchi. Senza dimenticare gli altri Paesi del Golfo. In fondo anche la lenta normalizzazione dei rapporti con l’Iran potrebbe avere effetti positivi in ambito turistico.
L’importante, per i sauditi, è diversificare la propria economia, accrescendo il numero delle iniziative non legate al petrolio. Vanno dunque bene gli investimenti in atto in ogni parte del mondo, ma il cambiamento deve riguardare anche l’Arabia. Tra l’altro, in ambito turistico, Riad potrebbe beneficiare del rallentamento del turismo russo nei vicini Emirati. Perché i viaggiatori in arrivo da Mosca e dintorni non sono tutti ricchissimi oligarchi. E, per tutti gli altri, i prezzi degli Emirati stanno diventando eccessivi.
Non a caso Ankara sta ampiamente approfittando della situazione ed accoglie i turisti russi di fascia medio-alta ed anche media. Quelli, in pratica, a cui l’Italia ha voluto rinunciare per compiacere il padrone statunitense.

