L’ “ascarismo politico” per Gramsci rappresentava un fenomeno strutturale del capitalismo italiano. Era un’egemonia culturale con cui la classe dirigente del Nord soggiogava il Sud mantenendo a livello di sudditanza l’élite intellettuale meridionale.
Per Gaetano Salvemini era un “patto scellerato” funzionale al blocco di potere che governava il Sud Italia, soprattutto durante l’età giolittiana.
Era il servilismo politico che voleva il Mezzogiorno in uno stato di sottomissione economica e culturale.
Dinamiche politiche vecchie di un secolo che mi sono tornate alla mente come attuali, riflettendo su come ultimamente si è discusso sul significato di “montanità”.
Dalla fascia bassa dei comuni una organizzata levata di scudi, dall’alto delle valli invece un silenzio che fa rumore, mentre è sempre più evidente un approccio ecumenico delle parti alla “questione alpina”.
Perché? Cosa succede alla Politica Montana? Quali sono gli obiettivi che si pone e gli interessi che li sottendono?
Dinamiche che per me hanno connotati chiari e che richiamano alla memoria l’ascarismo politico citato un secolo fa da Gramsci e Salvemini.
Ecumenismo e ascarismo politico, quando e nei confronti di chi, sono stati messi in campo dall’Occidente e dall’Italia in particolare?
La “questione montana” è tema di levatura europea e le Alpi hanno qualcosa da dire al riguardo e lo diranno.
Avremo di che parlarne!

