Askatasuna, la lotta per un edificio e la rinuncia all’identità

24 Dicembre 2025

Problemi di intelligenza? Problemi di ignoranza? Al di là di tutte le questioni di ordine pubblico, di vetrine sfasciate e di assalti contro chiunque non sia allineato, di Askatasuna – il Centro sociale torinese sgomberato, dopo 30 anni, per aver osato toccare La Stampa – infastidisce la stupidità degli slogan, scritti o urlati nei cortei.

L’ultima assurdità è una scritta di solidarietà in spagnolo. Evidentemente sfugge, a costoro, che Askatasuna è una parola basca che significa libertà. Una parola che componeva la sigla Eta, Euskadi Ta Askatasuna, Paese Basco e libertà. Il movimento indipendentista che non amava né la Spagna né il castigliano.

Ma non è l’unico caso. E neppure il più grave anche se ignorare le origini del nome di chi si vuole difendere non è proprio il massimo.

Più grave è l’ossessione per le scritte in inglese in difesa dei palestinesi. Scritte che deturpano le città, non solo Torino, e che vengono ribadite con slogan strillati in ogni corteo, in ogni manifestazione. Free Palestine. Rigorosamente in inglese. Cioè la lingua di coloro che hanno creato i disastri in Medio Oriente. E la lingua, in variante statunitense, di chi continua a sostenere Israele e il maiale di Tel Aviv.

Ma a chi protesta non interessa. Non sono in grado di capire che utilizzare la lingua dell’oppressore è già una sconfitta. Sconfitta della guerra, non di una battaglia. D’altronde anche l’abbigliamento è quello imposto dagli oppressori. Ed anche gli stili di vita..

E allora è inutile per protestare per lo sgombero di un edificio quando si accetta senza fiatare lo sgombero delle proprie identità.

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