Julian Assange è libero, i giornalisti italiani non nascondono la propria delusione. A partire da un imbarazzante articolo di Marta Serafini sul Corriere della Sera. Ma si possono ricordare gli exploit sul Tg5. Per tutti loro Assange è un criminale che ha osato svelare le immense porcate dell’amministrazione statunitense e dei suoi servi. Porcate accompagnate da stragi rimaste, rigorosamente, impunite. Perché gli yankee, essendo buoni e democratici, possono ammazzare a piacimento donne, vecchi, bambini. Esattamente come fanno a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, i loro alleati israeliani.
Ed i criminali, per i media italiani, non sono coloro che sparano su donne e bambini, bensì coloro che raccontano questi simpatici effetti collaterali delle guerre per esportare la democrazia a chi si ostina a vivere a modo proprio.
Per ottenere la libertà, dopo anni di assurda prigionia, Assange ha dovuto patteggiare con la sedicente giustizia statunitense. Ha dovuto dichiararsi colpevole di un reato per il quale ha già scontato abbondantemente la pena. Uno sfregio, solo questo. Perché i buoni di Washington non potevano accettare di riconoscersi colpevoli. Dunque hanno voluto ricattare la vittima della loro guerra contro la libertà di stampa.
Tanto, nell’Occidente Collettivo, non mancano certo i giornalisti pronti a difendere il sistema ad ogni costo. Cancellando la verità, ribaltando la realtà. Pronti anche a spiegare quanto sono buoni gli statunitensi che ammazzano donne e bambini e poi rilasciano persino i giornalisti, quelli veri, dopo anni e anni di galera per aver raccontato la verità.
Adesso il Tg3 si inventa una mobilitazione della categoria che nessuno ha visto. In compenso si evita di ricordare lo spettacolo teatrale portato in giro per l’Italia da Alessandro Di Battista per sostenere la liberazione di Assange.

