È possibile che il maggior partito di governo, quello che sta garantendo a famigliari e famigli una quantità industriale di poltrone e poltroncine, organizzi la sua principale manifestazione politica annuale e, praticamente, nessuno si accorga di una proposta, di una iniziativa, di una presa di posizione particolarmente interessante. Macchè, da Atreju il nulla cosmico.
Anzi, un quotidiano torinese ha trovato qualcosa di fondamentale da scrivere: la presenza, tra il pubblico, di una imprenditrice subalpina diventata famosa per una vicenda di corna. Ex pentastellata, ex centrista, magari affascinata da nuove esperienze in Fdi.
È evidente che, per quanto carenti di idee, i neomeloniani non siano una simile nullità. Che anche da Atreju qualcosa sia venuto fuori, nel bene o nel male (basti pensare al nefasto rapporto con Milei).
Ma ciò che diventa sempre più evidente è la totale incapacità di gestire un rapporto anche solo decente con il mondo dell’informazione e della comunicazione.
In passato Luigi Mascheroni, in una intervista pubblicata da Barbadillo, aveva sottolineato l’efficacia del gioco di sponda della gauche intello. “Ho visto lei che bacia lui Che bacia lei, che bacia me”. Ecco, una cosa del genere trasportata nelle manifestazioni culturali. Lei che premia lui che premia lei che premia un altro. Purché della stessa parte politica. E se non è un premio è una citazione, una comparsata in un programma RAI o Mediaset, una intervista su un quotidiano, un settimanale, un programma TV.
Sul fronte opposto, invece, il nulla mischiato con il niente. I sedicenti esperti di comunicazione e di rapporti con l’informazione non sono in grado di raccontare ciò che succede sul palco romano di Atreju. Romano, ovviamente, perché che esista un mondo oltre il grande raccordo anulare non lo hanno ancora capito. Dunque sono in perenne attesa che il mondo, a partire da quello dell’informazione, vada a Roma a baciare la sacra pantofola di Giorgia e le ciabatte dei suoi famigli.
E se non succede, poco importa. Il messaggio di Atreju non sarà divulgato, tanto ci pensano Elly e Giuseppe a farsi male da soli. Non sempre, però. E arrivano le sorprese in Sardegna, in Umbria e le conferme in Emilia Romagna.
Atreju non ha nulla da dire o non sa dirlo?
È possibile che il maggior partito di governo, quello che sta garantendo a famigliari e famigli una quantità industriale di poltrone e poltroncine, organizzi la sua principale manifestazione politica annuale e, praticamente, nessuno si accorga di una proposta, di una iniziativa, di una presa di posizione particolarmente interessante. Macchè, da Atreju il nulla cosmico.
Anzi, un quotidiano torinese ha trovato qualcosa di fondamentale da scrivere: la presenza, tra il pubblico, di una imprenditrice subalpina diventata famosa per una vicenda di corna. Ex pentastellata, ex centrista, magari affascinata da nuove esperienze in Fdi.
È evidente che, per quanto carenti di idee, i neomeloniani non siano una simile nullità. Che anche da Atreju qualcosa sia venuto fuori, nel bene o nel male (basti pensare al nefasto rapporto con Milei).
Ma ciò che diventa sempre più evidente è la totale incapacità di gestire un rapporto anche solo decente con il mondo dell’informazione e della comunicazione.
In passato Luigi Mascheroni, in una intervista pubblicata da Barbadillo, aveva sottolineato l’efficacia del gioco di sponda della gauche intello. “Ho visto lei che bacia lui
Che bacia lei, che bacia me”. Ecco, una cosa del genere trasportata nelle manifestazioni culturali. Lei che premia lui che premia lei che premia un altro. Purché della stessa parte politica. E se non è un premio è una citazione, una comparsata in un programma RAI o Mediaset, una intervista su un quotidiano, un settimanale, un programma TV.
Sul fronte opposto, invece, il nulla mischiato con il niente. I sedicenti esperti di comunicazione e di rapporti con l’informazione non sono in grado di raccontare ciò che succede sul palco romano di Atreju. Romano, ovviamente, perché che esista un mondo oltre il grande raccordo anulare non lo hanno ancora capito. Dunque sono in perenne attesa che il mondo, a partire da quello dell’informazione, vada a Roma a baciare la sacra pantofola di Giorgia e le ciabatte dei suoi famigli.
E se non succede, poco importa. Il messaggio di Atreju non sarà divulgato, tanto ci pensano Elly e Giuseppe a farsi male da soli. Non sempre, però. E arrivano le sorprese in Sardegna, in Umbria e le conferme in Emilia Romagna.
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