Attacco all’Iran?

5 Aprile 2025

 

 

Secondo fonti giornalistiche israeliane – pertanto estremamente credibili – il governo di Bibi Netanyahu si starebbe preparando a giocare duro. Attaccando direttamente l’Iran.

 

Un’opzione che è, per altro, da tempo nell’aria. E, se si osserva spassionatamente la scena internazionale, non così irrazionale come potrebbe sembrare a tutta prima.

 

A sollecitare verso questa azione, vi sono due ragioni principali.

 

La prima, e secondo alcuni analisti principale, è tutta interna.

Il governo di Netanyahu sta affrontando una, gravissima, crisi di consenso.

Pur potendo ancora contare sul sostegno dei “coloni” e delle periferie, ha ormai decisamente perso il consenso di Telaviv e Gerusalemme. Ovvero delle, grandi, aree urbane, che vedono nella sua politica, estremamente aggressiva, un forte rischio per la futura sicurezza di Israele.

 

Tanto che una certa classe media, la borghesia economica, ha cominciato a dare vita ad una diaspora al contrario. Abbandonando la Terra Promessa, per tornare, soprattutto, negli Stati Uniti. Un brutto segnale, non solo demografico, per Israele. Che rischia di perdere quella classe che la garantisce dal punto di vista economico. E, principalmente, costituisce il cuore della rete di rapporti internazionali che rappresenta gran parte della sua forza.

 

Bibi deve, quindi, non solo rassicurare questi, fondamentali, sponsor di Israele, ma dare anche una prova della forza e solidità Stato ebraico. Pena il ridursi ad una ridotta di duri e puri combattenti. Privi, però, di speranza per il futuro.

 

Poi c’è la scena internazionale. Ed è necessario rendersi conto che l’attuale situazione rende più facile un’azione israeliana contro l’Iran.

 

Certo, Tehran sembra, con la Presidenza di Masoud Pezeskian, aver preso una strada meno aggressiva. Per favorire quelle classi mercantili, in particolare i, famosi, Bazari, che mirano ad una espansione economica. E che vedono con preoccupazione i tentativi, falliti, di espansione geopolitica attraverso il conflitto. Tramontati, di fatto, con la morte del generale Suleymani – assassinato con un colpo di mano statunitense durante la prima presidenza Trump.

E poi precipitati con il crescente impegno statunitense in libano, Siria e Yemen.

Tuttavia proprio questa situazione, un Iran in apparenza più remissivo, potrebbe spingere Netanyahu ad un’azione di forza. Contando di avere le spalle coperte dal suo “amico” alla Casa Bianca.

 

Colpire l’Iran. Con estrema durezza. E metterlo in condizione di non nuocere nel prossimo futuro. Chiunque prendesse il potere a Teheran.

 

E, poi, c’è la questione, o meglio il sogno, della Grande Israele. Che appare, ora, alla portata di mano. Con la conquista di parte della Siria fino alle porte di Damasco. La neutralizzazione della minaccia di Hezbollah dal Libano. E, appunto, la sconfitta militare di Tehran.

 

Bibi potrebbe giocare il tutto per tutto. Cercando, così, di convincere, o almeno placare, i settori contrari della società israeliana.

Potrebbe non bastare. E il rischio, certo, è molto elevato.

Con tutti i suoi, molti, difetti e scheletri nell’armadio, Netanyahu, però, è un giocatore estremamente ardimentoso.

 

E potrebbe davvero, come dicono queste fonti interne israeliane, accendere un incendio nel martoriato medio oriente.

 

Un incendio di proporzioni ben difficili da prevedere.

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