Auguri di Natale

24 Dicembre 2025

 

 

Yule è trascorso. Impercettibilmente l’aurora comincia a risorgere. È la fase dell’Anno in cui la Terra sembra addormentata, coperta dal gelo, spesso da una coltre di neve. Non in città, certo…ma basta allontanarsi in un bosco, nel silenzio ovattato, per percepirlo. Una presenza, il silenzio, assoluta. Che ti avvolge e, in fondo, incanta.

Però la calma, se vogliamo questo senso di morte – perché la natura intorno a noi sembra morta e chiusa in una sorta di profondo, eterno sonno – è solo esteriore.

Nelle profondità della terra, gelida in superficie, arde una fiamma febbrile. La Natura prepara i semi della prossima primavera. Della Resurrezione.

 

È parte della magia del Natale. Immaginare la febbre che lavora sotto la coltre di neve. Immaginare, forse, degli gnomi, che scavano nelle loro, dedaliche, caverne. Che si affannano, quasi, per preparare la primavera ancora lontana.

 

Un regno incantato, di geometrie di cristallo. Un regno di luce diffusa, della quale, sulla nostra terra, non vi è che un vago riverbero. Perché qui l’Inverno ancora domina, in apparenza incontrastato.

Nell’antica Roma, questi erano i giorni in cui il Pontifex Minimus scrutava, ogni mattino, il farsi dell’alba. Nell’attesa di percepire un, pur infinitesimale, anticiparsi dell’Aurora.

Allora lo annunciava al Senato e al Popolo. Il Sole era risorto. E poteva cominciare la festa.

 

Preceduta, per altro, nei giorni antecedenti dai Saturnalia. Le Feste del Caos, in cui ogni ordine veniva sovvertito, gli schiavi pranzavano con i padroni, i patrizi vestivano come i plebei…

Caos necessario, perché Saturno presiedeva a quel momento di metamorfosi che preparava la rinascita del Sole. E il rinnovarsi dell’Anno.

 

Saturno, Dio generoso di doni e Dio oscuro al contempo. Dio della fine e degli inizi.

Quanto di lui sopravviva ancora nella figura, odierna, di Santa Claus, il bonario Babbo Natale, per lo più lo ignoriamo.

 

Eppure l’Antico dalla fluente barba bianca è ancora qui. Tra noi. In forma di leggenda. Meglio ancora, di fiaba per bambini.

 

Perché i bambini hanno un grande dono. Credono alle fiabe, alle leggende. Senza timore di contraddizioni logiche. Senza soffrire la costrizione della, cosiddetta, realtà.

Sognando. Ma i loro sogni sono reali. E possenti.

 

O per lo meno dovrebbero esserlo. Se non si infiltrasse sempre più l’abitudine di rivelare loro troppo presto la verità. Negando quindi i sogni, la fantasia…

La verità…ovvero quella cosa arida, squallida, commerciale che noi adulti continuiamo a chiamare Natale. E a celebrare sempre più stentatamente.

 

La verità…per noi, che non siamo più in grado di penetrare con l’immaginazione nei regni ove operano gli gnomi. Che non riusciamo più ad udire il suono dei campanelli della Slitta nella Notte. O il rimbombo profondo della Caccia Selvaggia.

 

Per noi, Natale è un giorno come un altro. Uno dei tanti nella fuga rapida del nostro, breve, tempo.

 

Comunque Buon Natale a tutti. Soprattutto a coloro che ancora riescono a…immaginare.

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