Autonomia?

27 Giugno 2024

 

 

Ora sembra che sia solo una questione di soldi.

Xe tuta na question de schei…diceva Lino Toffolo, grande comico buranello, alla fine dei suoi monologhi.

E d’altro canto non potrebbe essere diversamente. Da tempo la politica non esiste più. E tutto viene ridotto a leggi di bilancio, finanziarie…diktat economici che arrivano da Bruxelles.

Però, questa storia dell’autonomia…mi lascia perplesso. O meglio, solleva in me perplessità da vecchio filologo (e chiedo scusa a Nietzsche per il furto).

 

Perché, filologia alla mano, Autonomia significa  in greco antico, “farsi/darsi legge da se stessi”. E i greci, quelli antichi appunto, non parlavano mai a vanvera.

E darsi una propria legge è cosa ben diversa da amministrare del denaro. Lo comprende, certo. Ma va bene al di là di questo.

 

Ora, io non sono un “tecnico” delle architetture istituzionali. Né intendo addentrarmi nel ginepraio delle “autonomie differenziate” modelli catalani, federalismo fiscale (che non mi pare sia previsto), ed altri bizantinismi tecnici.

Non è di mia competenza. E neppure mi interessa.

 

Come dicevo, non entro nel merito della legge sulla “autonomia differenziata” oggi in discussione. E non saprei dire se sarà una cosa buona, capace di migliorare il funzionamento della macchina amministrativa. Oppure, all’opposto, peggiorerà le cose.

Probabilmente, vi sarà chi vi guadagnerà qualcosa, e chi ne perderà. Come sempre accade

 

Solo che, per me, le parole hanno un loro peso. E andrebbero utilizzate con oculatezza. Maneggiate con prudenza. Perché sono armi. Pericolose.

 

Autonomia. Facciamo qualche esempio. Un paese autonomo, si fa da sé leggi e regole.

E se una regione decidesse, in base al comune sentire della sua gente, di porre dei limiti alla legge sull’aborto? Potrebbe? No.

E se ritenesse di non aderire alle sanzioni contro la Russia, perché ledono gravemente i suoi interessi economici? Che accadrebbe? Facile immaginarlo.

 

Ma si è autonomi se si possono prendere decisioni in materia di politica estera. In materia economica. E monetaria.

Si è autonomi se si può dare espressione nelle leggi e nelle scelte politiche alle proprie tradizioni. Esprimere la propria identità, oltre che i propri specifici interessi.

 

Ma questo non è, oggi, vero neppure per l’Italia. Per lo Stato Italiano. Che ha abdicato alla sovranità monetaria, e si lascia imporre, senza discutere, scelte di politica economica e internazionale che vanno contro i suoi interessi.

Che subisce modelli culturali ed etici imposti da pseudo-élite, internazionali e apolidi. Che si riuniscono a Davos e luoghi consimili, e teorizzano un mondo privo di identità. Imponendo, poi, politiche atte a realizzarlo.

 

In questo mondo, l’incubo sognato per noi da tali “figuri”, non vi è alcuno spazio per la libertà. E per l’autentica autonomia.

 

Uno spartano poteva vivere secondo leggi diverse da un ateniese.

Era…autonomo.

Oggi è impossibile per un italiano, qualunque sia la regione di appartenenza, non inchinarsi, anzi inginocchiarsi, di fronte alle stesse leggi che vengono imposte agli americani, ai francesi, ai tedeschi…

 

E allora? Di che autonomia stiamo parlando?

Sarebbe forse il caso di utilizzare parole più appropriate. Questa suona falsa come uno zecchino di ottone.

 

 

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