Non possono neppure godersi le vacanze, i poveri politici. Spaparanzati sulla spiaggia, in una masseria, a passeggio su un facile sentiero montano, devono già pensare alle elezioni regionali d’autunno che rischiano di provocare non poche fibrillazioni. Soprattutto alla coalizione di governo, ma anche all’oppofinzione che, però, ha molto meno da perdere.
Si comincerà in Liguria, a fine ottobre. Proprio in coincidenza con la Marcia su Roma. Tanto per agevolare la propaganda antifà. Il problema, per il centrodestra ligure, sarà quello di far dimenticare lo scivolone di Toti, esponente della componente centrista. Mica facile, considerando il cannoneggiamento della gauche in redazione e l’assoluta inefficacia dei giornali di area governativa. E se sono poco letti e totalmente inutili sotto l’aspetto politico, non è certo colpa della sinistra.
Sarà poi la volta di Emilia Romagna ed Umbria.
Si parte da una situazione di due Regioni ad una a favore del centrodestra che guida l’Umbria con la leghista Tesei. Però le recenti amministrative hanno visto la coalizione di governo in forte difficoltà nelle città umbre. E le preoccupazioni per l’esito alle regionali non mancano. Mentre sono scarse le speranze di scalzare la sinistra dell’Emilia Romagna dove si dovrà sostituire Bonaccini emigrato a Bruxelles.
I meloniani rischiano, dunque, di ritrovarsi con uno 0 a 3 che avrebbe ripercussioni anche sul governo nazionale. Sarà anche interessante vedere con quali proposte si presenteranno. In Liguria puntano su un esponente della società civile, sempre in ottica di estrema moderazione. Che era quella di Toti ma anche quella che ha portato a perdere Perugia. Dunque sarà difficile conciliare le diverse anime.
Quanto alla sinistra, continuano le polemiche tra Conte e Renzi. Diventa dunque difficile costruire un campo largo. Ma è anche vero che, elettoralmente, Renzi non conta nulla e Conte sempre meno. E dopo la rottura con Grillo, Conte potrebbe ritrovarsi a gareggiare con Renzi sul fondo della classifica.
Rendendo, di fatto, del tutto irrilevante la loro presenza o meno nella coalizione di Elly Schlein.
Autunno a rischio per il centrodestra, con 3 Regioni al voto
Non possono neppure godersi le vacanze, i poveri politici. Spaparanzati sulla spiaggia, in una masseria, a passeggio su un facile sentiero montano, devono già pensare alle elezioni regionali d’autunno che rischiano di provocare non poche fibrillazioni. Soprattutto alla coalizione di governo, ma anche all’oppofinzione che, però, ha molto meno da perdere.
Si comincerà in Liguria, a fine ottobre. Proprio in coincidenza con la Marcia su Roma. Tanto per agevolare la propaganda antifà. Il problema, per il centrodestra ligure, sarà quello di far dimenticare lo scivolone di Toti, esponente della componente centrista. Mica facile, considerando il cannoneggiamento della gauche in redazione e l’assoluta inefficacia dei giornali di area governativa. E se sono poco letti e totalmente inutili sotto l’aspetto politico, non è certo colpa della sinistra.
Sarà poi la volta di Emilia Romagna ed Umbria.
Si parte da una situazione di due Regioni ad una a favore del centrodestra che guida l’Umbria con la leghista Tesei. Però le recenti amministrative hanno visto la coalizione di governo in forte difficoltà nelle città umbre. E le preoccupazioni per l’esito alle regionali non mancano. Mentre sono scarse le speranze di scalzare la sinistra dell’Emilia Romagna dove si dovrà sostituire Bonaccini emigrato a Bruxelles.
I meloniani rischiano, dunque, di ritrovarsi con uno 0 a 3 che avrebbe ripercussioni anche sul governo nazionale. Sarà anche interessante vedere con quali proposte si presenteranno. In Liguria puntano su un esponente della società civile, sempre in ottica di estrema moderazione. Che era quella di Toti ma anche quella che ha portato a perdere Perugia. Dunque sarà difficile conciliare le diverse anime.
Quanto alla sinistra, continuano le polemiche tra Conte e Renzi. Diventa dunque difficile costruire un campo largo. Ma è anche vero che, elettoralmente, Renzi non conta nulla e Conte sempre meno. E dopo la rottura con Grillo, Conte potrebbe ritrovarsi a gareggiare con Renzi sul fondo della classifica.
Rendendo, di fatto, del tutto irrilevante la loro presenza o meno nella coalizione di Elly Schlein.
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