Nella morte del presidente iraniano Raisi un particolare è stato ampiamente sottovalutato dai media italiani. D’altronde in perfetta sintonia con il ministro Antonio Tajani che si rivela, ogni giorno di più, come il perfetto successore di Giggino Di Maio. Sicuramente più acculturato, ma persino più pericoloso per il futuro dell’Italia e per la salute mentale di chi lo ascolta. Comunque l’aspetto interessante del fatale viaggio di Raisi è rappresentato dalla meta e dalle motivazioni.
Una diga ai confini con l’Azerbaijan, in perfetto accordo con Baku. Ovviamente, tranne i maggiordomi europei che fanno solo gli interessi di Washington e Tel Aviv, nel resto del mondo capita di fare accordi con i propri vicini, anche quando non ci si ama. Però è l’improvvisa corrispondenza di amorosi sensi tra Iran ed Azerbaijan che dovrebbe spingere a guardare oltre. Baku è sempre stata protetta da Ankara nello scontro con l’Armenia. Mentre Erevan era sostenuta da Russia ed Iran.
Poi l’Armenia ha preferito le sirene neoatlantiste, è stata sconfitta dagli azeri, ed ha scelto il campo dell’Unione europea. E, a quel punto, Mosca e Teheran hanno preferito migliorare i rapporti con Baku anche perché, in questo modo, li miglioravano con la Turchia, rafforzando un’alleanza sempre più preziosa in Medio Oriente.
Un’alleanza che, però, potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini dei rispettivi Paesi. A partire dal Mediterraneo per arrivare sino in India e coinvolgendo sempre più l’Africa. Ma in Italia si continua con le chiacchiere sul Piano Mattei..

