Il Rapporto di Banca d’Italia conferma le indicazioni di Unioncamere: l’industria del Piemonte è in caduta continua, le esportazioni si riducono sensibilmente, i consumi delle famiglie sono stagnanti e le prospettive non indicano possibilità di ripresa nel breve termine. Cristina Fabrizi, della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale della sede torinese di Bankitalia, cerca di infondere un po’ di ottimismo sottolineando che, nel complesso, il Pil piemontese è cresciuto dello 0,4% rispetto allo scorso anno. Cioè praticamente non è cresciuto.
Però è vero, potrebbe andare anche peggio. Potrebbe anche piovere.
A sostenere la modesta crescita sono stati i servizi e, soprattutto, le costruzioni legate ai lavori del Pnrr. Dunque attività che hanno una precisa scadenza.
Ma a preoccupare è l’industria. Investimenti inadeguati, insufficienti, il piano Industria 5.0 è un fallimento e i mercati tradizionali, a partire da quello tedesco, sono in crisi. Un terzo dell’intero calo dell’export automotive è imputabile proprio al mercato della Germania, ma gli esponenti della maggioranza vanno in TV entusiasti perché il Pil tedesco va peggio di quello italiano. Incompetenti alla ribalta.
E non va male solo l’auto, perché la flessione riguarda anche il tessile e l’industria dei beni strumentali.
Quanto ai servizi, sono in crescita quelli rivolti alle imprese ed a maggior contenuto tecnologico. Bene anche il turismo e male il commercio, a partire da quello tradizionale. D’altronde se i consumi delle famiglie non crescono, è improbabile che il commercio possa registrare un andamento positivo.
Le previsioni per i prossimi mesi indicano un ulteriore peggioramento dell’attività industriale, una rallentamento dei servizi ma che continueranno a crescere, una tenuta delle costruzioni. Nessuna chance di rilancio degli investimenti ed i consumi resteranno deboli.

