Siamo il Bangladesh dell’Europa? E allora perché non riportare in Italia le aziende delocalizzate alla ricerca di lavoratori da sfruttare nell’Europa dell’Est, in Africa e soprattutto in Asia? La ricetta, facile facile, è di Fabio Panetta, il governatore di Banca d’Italia. Che prende atto del dato di realtà. Molto ma molto diverso rispetto alle menzogne governative.
Dunque, spiega Panetta, l’Italia è in stagnazione e ci resterà quest’anno e pure il prossimo. Con pseudo crescite nell’ordine dell’1% del Pil. Un dato che rende semplicemente impossibile rispettare il patto di stabilità. Anche se, questo, il governatore non lo dice.
Dice invece, l’esatto contrario di quanto sostenuto ripetutamente dagli industriali italiani: il costo del lavoro, in almeno un terzo del territorio, è estremamente basso. E bisognerebbe approfittarne per riportare in Italia le attività trasferite all’estero. Potendo, inoltre disporre, di energia rinnovabile producibile a basso costo.
Tradotto significa che il Sud – che non vuole l’autonomia delle Regioni del Nord – vuole invece continuare ad avere le agevolazioni sul costo del lavoro e sugli investimenti energetici.
Il problema, però, è a valle e Panetta lo sa perfettamente. Chi può acquistare i prodotti italiani realizzati da lavoratori pagati poco? Non a caso la risposta del governatore si sposta dall’Italia all’Europa con circa 400milioni di abitanti. Ovviamente solo una parte di loro potrà permettersi i prodotti italiani. Peccato che, grazie alle politiche economiche dei maggiordomi europei di Biden, i potenziali consumatori si stiano riducendo. La recessione in Germania, le crescenti difficoltà francesi, la crisi degli agricoltori un po’ ovunque, i costi in continuo aumento riducono la fascia altospendente e mediospendente. Cioè la fascia che sta invece crescendo in Asia e non solo.
A tutto ciò si aggiunge il problema della fuga dei laureati e di chi ha competenze professionali spendibili ovunque tranne che nelle aziende italiane impegnate a non investire sui lavoratori. Ma che, denuncia lo stesso governatore, non investono neppure sulla propria azienda: niente macchinari, tecnologie, processi produttivi, innovazione di prodotto.
Ed ecco perché la stagnazione è destinata a durare a lungo.
Banca d’Italia prende atto che siamo il Bangladesh dell’Europa e vuole riportare le aziende delocalizzate
Siamo il Bangladesh dell’Europa? E allora perché non riportare in Italia le aziende delocalizzate alla ricerca di lavoratori da sfruttare nell’Europa dell’Est, in Africa e soprattutto in Asia? La ricetta, facile facile, è di Fabio Panetta, il governatore di Banca d’Italia. Che prende atto del dato di realtà. Molto ma molto diverso rispetto alle menzogne governative.
Dunque, spiega Panetta, l’Italia è in stagnazione e ci resterà quest’anno e pure il prossimo. Con pseudo crescite nell’ordine dell’1% del Pil. Un dato che rende semplicemente impossibile rispettare il patto di stabilità. Anche se, questo, il governatore non lo dice.
Dice invece, l’esatto contrario di quanto sostenuto ripetutamente dagli industriali italiani: il costo del lavoro, in almeno un terzo del territorio, è estremamente basso. E bisognerebbe approfittarne per riportare in Italia le attività trasferite all’estero. Potendo, inoltre disporre, di energia rinnovabile producibile a basso costo.
Tradotto significa che il Sud – che non vuole l’autonomia delle Regioni del Nord – vuole invece continuare ad avere le agevolazioni sul costo del lavoro e sugli investimenti energetici.
Il problema, però, è a valle e Panetta lo sa perfettamente. Chi può acquistare i prodotti italiani realizzati da lavoratori pagati poco? Non a caso la risposta del governatore si sposta dall’Italia all’Europa con circa 400milioni di abitanti. Ovviamente solo una parte di loro potrà permettersi i prodotti italiani. Peccato che, grazie alle politiche economiche dei maggiordomi europei di Biden, i potenziali consumatori si stiano riducendo. La recessione in Germania, le crescenti difficoltà francesi, la crisi degli agricoltori un po’ ovunque, i costi in continuo aumento riducono la fascia altospendente e mediospendente. Cioè la fascia che sta invece crescendo in Asia e non solo.
A tutto ciò si aggiunge il problema della fuga dei laureati e di chi ha competenze professionali spendibili ovunque tranne che nelle aziende italiane impegnate a non investire sui lavoratori. Ma che, denuncia lo stesso governatore, non investono neppure sulla propria azienda: niente macchinari, tecnologie, processi produttivi, innovazione di prodotto.
Ed ecco perché la stagnazione è destinata a durare a lungo.
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