Banksy a Praga

24 Gennaio 2024

 

 

Cari lettori,

lo scorso weekend, in occasione del mio compleanno, ho approfittato per prendere un aereo e concedermi due giorni alla scoperta di una capitale europea.

Ho optato per recarmi a Praga perché è una città ricca di storia, di monumenti da visitare, di tradizioni da scoprire, ma soprattutto offre ai visitatori amanti dell’arte classica e contemporanea, come la sottoscritta molteplici mostre: la mia preferita in assoluto è stata “The World of Banksy”.

Banksy è l’artista di graffiti più famoso del mondo, che trasforma ovunque le strade in gigantesche tele, da Londra a New York, da Berlino a Timbuktu, da Gaza a Tokyo. E’ stato chiamato “l’invisibile dell’arte moderna”, il rivoluzionario dei graffiti e l’artista senza nome. È un eroe segreto che evita deliberatamente la pubblicità controllata e la rivelazione della sua identità, un segno tipico dell’odierna era digitale, in cui la maggioranza, al contrario, cerca la massima visibilità. L’artista, che lavora con i graffiti artistici dagli anni ’90, è riuscito rapidamente a creare i suoi miti utilizzando il suo approccio così diverso contro ogni previsione e nascondendo la sua propria identità.

 

 

 

 

 

All’interno degli spazi della Chiesta di San Michele, nel cuore pulsante della città vecchia, lo spettatore rimane affascinato dagli enormi murales, dai graffiti e dalle tele, proiezioni di opere d’arte… per non parlare dei pezzi unici che alcuni collezionisti privati hanno gentilmente messo a disposizione. Nonostante la sua opposizione alla mercificazione dell’arte, le sue opere hanno trovato acquirenti disposti a pagare somme record all’asta.

Banksy parla come dipinge. Delle sue parole colpisce la capacità di prendere per mano l’intervistatore o il lettore e portarlo con sé nella sua direzione, salvo poi abbandonalo sul più bello per muoversi in un verso totalmente opposto. Come di fronte a un colpo di scena cinematografico, ribalta clamorosamente la tesi del proprio ragionamento con chiose e conclusioni caustiche e disilluse che, se da un lato disorientano, dall’altro alimentano il senso di autocompiacimento dell’artista nell’essere spesso e volentieri illeggibile nelle sue contraddizioni. Le sue parole si caricano così dello stesso potere sviante e sorprendente dei suoi dipinti su muri, quadri, azioni, sculture. È come se Banksy volesse metterci in guardia e ricordarci costantemente che le contraddizioni che spesso gli vengono rinfacciate non sono completamente risolte neppure nella percezione che egli ha di se stesso.

 

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