Banca d’Italia e Corte dei conti non credono alle menzogne del governo sull’andamento dell’economia. Non bastano le comparsate televisive di Malan, Messina e Foti per raccontare che tutto va bene, che gli italiani sono sempre più ricchi, che possono permettersi mesi di vacanza e che possono comprare un’auto nuova ogni sei mesi per poi regalarla a qualche Paese povero come Arabia Saudita, Russia o Cina.
Questi cattivi di Bankitalia e della Corte, sicuramente komunisti ed invidiosi, hanno il pessimo gusto di studiare i numeri invece di accontentarsi dei sorrisi dei famigli di Giorgia. E si permettono persino di far notare alcune assurdità. Ad esempio che ridurre i versamenti per le pensioni, per aumentare il netto in busta paga, porterà ad assegni pensionistici ridotti quando i lavoratori di oggi – soprattutto i giovani – saranno anziani. Strano che i grandi economisti della destra fluida non ci abbiano pensato.
Così come non hanno pensato ad una strategia per invertire il calo della produzione industriale. In realtà non hanno un’idea che sia una sul futuro dell’economia italiana. Solo tanti bla bla sulla formazione (che non funziona), sulla valorizzazione delle risorse umane (che scelgono di emigrare), sugli investimenti (sempre a spese pubbliche mentre gli utili sono rigorosamente privati). Ed allora si cercano fondi di investimento stranieri disponibili a farsi regalare dal governo aziende e siti energetici.
Peccato che, anche in questi casi, le ricadute sui conti italiani siano estremamente modeste. Inutili per rilanciare l’economia, per garantire uno sviluppo, per rispondere alle imposizioni dell’Europa per ridurre il debito.
Forse il primo passo da compiere, in attesa di avere un’idea, sarebbe quello di impedire a Messina e Malan di apparire nei TG con la faccia goduta di chi si arricchisce con la politica e prende per i fondelli tutti i telespettatori.

