Battaglie navali

23 Gennaio 2024

La Cina ha messo in mare, dopo due anni di lavori, una nuova portaerei. Che viene a rivestire il ruolo di ammiraglia della sua flotta da guerra. Forte di ben 340 navi. Come numero, la più grande del mondo. E questa portaerei, la Fujian, è comparabile con quelle della classe Ford e Nimitz statunitensi. Anche se, a differenza di quelle americane, non utilizza la propulsione nucleare.

Lascio, però, ai militari e agli addetti ai lavori la valutazione tecnica. Quello che mi interessa, qui, è sottolineare come, nel volgere di un paio di decenni, l’Esercito Popolare cinese abbia cambiato pelle. Trasformandosi, secondo una precisa direttrice che segue la nuova strategia geopolitica di Pechino.

Che è una strategia completamente nuova nella storia cinese. Indice di come stia mutando radicalmente la natura stessa dell’antichissimo Impero di Mezzo.

Infatti la Cina, nel corso della sua millenaria storia, è sempre stata una potenza terrestre. Una “tellurocrazia”, che fondava la sua forza su enormi eserciti terrestri. E grandi masse di uomini in armi.

Una forza che ha, però, sempre rappresentato anche il suo limite. Costringendola ad un ruolo regionale, per quanto vasto questo potesse essere. E a soffrire nel confronto con potenze di altri tipo. Meno massive, e più agili.
Lo si è visto, storicamente, col Giappone. Fino alla Seconda Guerra Mondiale. E, in un certo senso, anche nella Guerra di Corea. Nel confronto diretto, ancorché breve, con gli Stati Uniti.

Negli ultimi vent’anni, l’oligarchia dei Mandarini Rossi ha impresso una svolta radicale alle forze armate cinesi. Accelerata sotto la guida di Xi Jinping.
Si è andata chiudendo l’era dei grandi eserciti terrestri. E sviluppando un sistema di truppe specializzate aviotrasportate. E, in più, la grande flotta.

È evidente la volontà di fare della Cina una potenza in grado di intervenire militarmente – se necessario per i suoi interessi – in qualsiasi scenario del globo. E, soprattutto, di esercitare un controllo/difesa delle vie di trasporto marittime, e delle coste con i sistemi portuali che ne sono gli snodi necessari. Di fatto una potenza tellurocratica che sta divenendo una talassocrazia. O che, in parte, aspira ad essere tale. Pur senza rinunciare al controllo del suo, precipuo, spazio geografico.

Non dobbiamo pensare all’antitesi Terra/Mare in senso rigido e schematico. La storia ci fornisce molti esempi di metamorfosi. Di Behemot che si trasforma in Leviathan. E viceversa.

L’Impero di Roma. Potenza terrestre per eccellenza, che, però, diventa una talassocrazia con il trasferimento del centro del potere a Costantinopoli.
La Lega Anseatica tedesca che, potenza marittima e mercantile, venne poi a costituire uno dei pilastri della Germania. Potenza terrestre.
E potremmo continuare con molti altri esempi.

Il Mondo di oggi si configura come una realtà estremamente fluida. Mutevole e incerta. Con confini sempre più labili e difficili da definire. E dove i mari, gli oceani hanno assunto sempre maggiore importanza. Perché teatro privilegiato dei commerci. E quindi del confronto fra potenze mercantili e, al contempo, geopolitiche.

Il futuro, per quello che si può intuire a sprazzi, non è la Pax Americana della globalizzazione, teorizzata da Fukuyama. È la continua contesa fra talassocrazie di diversa grandezza, per il controllo delle vie marittime.
Un mondo di pirati e corsari. Una grande Battaglia Navale.

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