“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, sosteneva Brecht. Beati quegli eroi che non hanno parenti sopravvissuti. Brecht, evidentemente, non conosceva la piaga del mestiere, affollatissimo in Italia, di “famigliare delle vittime”. Se n’è avuta l’ennesima riprova nella trasmissione “Splendida cornice”, condotta da Geppi Cucciari su RAI 3.
Ospite, tra gli altri, tal Giovanni Impastato, fratello del più noto Peppino, vittima della mafia. La presenza del “famigliare della vittima” era giustificata dal rifiuto degli studenti di una scuola di intitolare l’istituto a Peppino Impastato, considerato “divisivo” per la sua collocazione politica nell’estrema sinistra. Gli studenti avrebbero preferito dedicare la scuola al giudice Livatino, anch’egli assassinato dalla mafia.
Si può discutere la decisione dei ragazzi, si può non condividerla. Si può far tutto, tranne comportarsi come Giovanni Impastato che ha trasformato l’intervista in uno show non sulla mafia ma sull’antifascismo. Dimostrando, in modo evidente, che ad essere “divisivo” non è Peppino, bensì il “famigliare della vittima”. Perché intitolare la scuola ad una persona per bene, qual era Peppino Impastato, significherebbe essere costretti ad avere a che fare, periodicamente, con il fratello che ha un ruolo solo in quanto “famigliare della vittima” e che non va in TV a parlare di mafia ma di antifascismo.
Tanto che, correttamente, nello studio televisivo viene ricordato che tra le vittime della mafia figura anche il giudice Borsellino che non ha mai nascosto la sua vicinanza all’estrema destra. Ovviamente al famigliare della vittima tutto questo non interessa. Lui procede nella sua battaglia che nulla ha a che fare con quella del fratello. Ed allora agli studenti che hanno respinto Peppino Impastato potrebbe essere avanzata una proposta: loro accettano l’intitolazione e, in cambio, dirigenti scolastici, provveditore e ministero si impegnano a vietare l’ingresso a scuola del famigliare della vittima.
Beati quei popoli che non han bisogno dei famigliari degli eroi..
“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, sosteneva Brecht. Beati quegli eroi che non hanno parenti sopravvissuti. Brecht, evidentemente, non conosceva la piaga del mestiere, affollatissimo in Italia, di “famigliare delle vittime”. Se n’è avuta l’ennesima riprova nella trasmissione “Splendida cornice”, condotta da Geppi Cucciari su RAI 3.
Ospite, tra gli altri, tal Giovanni Impastato, fratello del più noto Peppino, vittima della mafia. La presenza del “famigliare della vittima” era giustificata dal rifiuto degli studenti di una scuola di intitolare l’istituto a Peppino Impastato, considerato “divisivo” per la sua collocazione politica nell’estrema sinistra. Gli studenti avrebbero preferito dedicare la scuola al giudice Livatino, anch’egli assassinato dalla mafia.
Si può discutere la decisione dei ragazzi, si può non condividerla. Si può far tutto, tranne comportarsi come Giovanni Impastato che ha trasformato l’intervista in uno show non sulla mafia ma sull’antifascismo. Dimostrando, in modo evidente, che ad essere “divisivo” non è Peppino, bensì il “famigliare della vittima”. Perché intitolare la scuola ad una persona per bene, qual era Peppino Impastato, significherebbe essere costretti ad avere a che fare, periodicamente, con il fratello che ha un ruolo solo in quanto “famigliare della vittima” e che non va in TV a parlare di mafia ma di antifascismo.
Tanto che, correttamente, nello studio televisivo viene ricordato che tra le vittime della mafia figura anche il giudice Borsellino che non ha mai nascosto la sua vicinanza all’estrema destra. Ovviamente al famigliare della vittima tutto questo non interessa. Lui procede nella sua battaglia che nulla ha a che fare con quella del fratello. Ed allora agli studenti che hanno respinto Peppino Impastato potrebbe essere avanzata una proposta: loro accettano l’intitolazione e, in cambio, dirigenti scolastici, provveditore e ministero si impegnano a vietare l’ingresso a scuola del famigliare della vittima.
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