Maurizio Gasparri contro Marco Bellocchio. O meglio, il regista contro tutta la cultura di destra, come uno Scanzi qualunque. Come un Berizzi qualsiasi. E, immancabilmente, è La 7 ad ospitare l’attacco di Bellocchio. Perché ormai, rassegnata all’inutilità dall’armocromata Elly, la sinistra fa opposizione esclusivamente attraverso gli interventi dei vari intello gauchisti su TV ed ex grossi quotidiani. Evitando di denunciare i tanti, troppi errori del governo, perché per denunciarli bisognerebbe capirli e per capirli bisognerebbe studiare.
Meglio puntare su discorsi a vanvera, su polemiche inutili, su tutto ciò che è marginale. Ed allora vanno bene presunti strafalcioni in un pannello alla mostra su Tolkien (molto meno gravi di alcuni titoli del quotidiano che si lamenta), e va bene una insulsa inchiesta sul padre di lady Garbatella che – lo sanno tutti, anche a Report – non ha mai avuto rapporti con la figlia sin dalla più tenera età dell’attuale presidente del consiglio. Ma, in questa logica, vanno bene anche gli attacchi culturalmente razzisti di Bellocchio.
Il problema è la totale mancanza di capacità di replica. E non è colpa di Report, di Bellocchio, di La 7, di Scanzi e Berizzi. Perché, nella polemica sull’utilizzo dei social, i Berizzi di destra fluida che si scatenano su Rete4 non possono ritrovarsi a difendere una ristoratrice indifendibile (non quella che si è suicidata) sostenendo che non deve essere criticata. Una difesa talmente stupida da rafforzare l’accusa. E non è né la prima volta né l’unico caso.
Così come è imbarazzante che il Secolo d’Italia esulti perché il programma di satira in cui viene imitata Beatrice Venezi si ferma al 20% di share, dimenticando che i programmi sostenuti dal Secolo raggiungevano a stento il 2%. Mentre la stessa Venezi, da donna intelligente, ringrazia pubblicamente l’imitatrice. E ci si è dimenticati che il vignettista Krancic è stato cacciato dal Giornale poiché troppo di destra vera e, dunque, poco fluido?
Gasparri può avere tutte le ragioni a protestare contro l’atteggiamento di Bellocchio. Anzi, le ha sicuramente. Ma i disastrosi assessori regionali piazzati un po’ ovunque dalle maggioranze di centrodestra non li ha nominati Bellocchio. Se l’esempio di Marzio Tremaglia non è stato seguito, non è colpa di Gruber o Berizzi. Se l’immagine del nuovo corso viene affidata a Cruciani, non ci si può lamentare degli attacchi di Piazzapulita. D’altronde l’amato Piersilvio ha puntato su Berlinguer e Merlino. Myrta Merlino, non Mario..
Bellocchio contro la cultura di destra. E la destra contro se stessa
Maurizio Gasparri contro Marco Bellocchio. O meglio, il regista contro tutta la cultura di destra, come uno Scanzi qualunque. Come un Berizzi qualsiasi. E, immancabilmente, è La 7 ad ospitare l’attacco di Bellocchio. Perché ormai, rassegnata all’inutilità dall’armocromata Elly, la sinistra fa opposizione esclusivamente attraverso gli interventi dei vari intello gauchisti su TV ed ex grossi quotidiani. Evitando di denunciare i tanti, troppi errori del governo, perché per denunciarli bisognerebbe capirli e per capirli bisognerebbe studiare.
Meglio puntare su discorsi a vanvera, su polemiche inutili, su tutto ciò che è marginale. Ed allora vanno bene presunti strafalcioni in un pannello alla mostra su Tolkien (molto meno gravi di alcuni titoli del quotidiano che si lamenta), e va bene una insulsa inchiesta sul padre di lady Garbatella che – lo sanno tutti, anche a Report – non ha mai avuto rapporti con la figlia sin dalla più tenera età dell’attuale presidente del consiglio. Ma, in questa logica, vanno bene anche gli attacchi culturalmente razzisti di Bellocchio.
Il problema è la totale mancanza di capacità di replica. E non è colpa di Report, di Bellocchio, di La 7, di Scanzi e Berizzi. Perché, nella polemica sull’utilizzo dei social, i Berizzi di destra fluida che si scatenano su Rete4 non possono ritrovarsi a difendere una ristoratrice indifendibile (non quella che si è suicidata) sostenendo che non deve essere criticata. Una difesa talmente stupida da rafforzare l’accusa. E non è né la prima volta né l’unico caso.
Così come è imbarazzante che il Secolo d’Italia esulti perché il programma di satira in cui viene imitata Beatrice Venezi si ferma al 20% di share, dimenticando che i programmi sostenuti dal Secolo raggiungevano a stento il 2%. Mentre la stessa Venezi, da donna intelligente, ringrazia pubblicamente l’imitatrice. E ci si è dimenticati che il vignettista Krancic è stato cacciato dal Giornale poiché troppo di destra vera e, dunque, poco fluido?
Gasparri può avere tutte le ragioni a protestare contro l’atteggiamento di Bellocchio. Anzi, le ha sicuramente. Ma i disastrosi assessori regionali piazzati un po’ ovunque dalle maggioranze di centrodestra non li ha nominati Bellocchio. Se l’esempio di Marzio Tremaglia non è stato seguito, non è colpa di Gruber o Berizzi. Se l’immagine del nuovo corso viene affidata a Cruciani, non ci si può lamentare degli attacchi di Piazzapulita. D’altronde l’amato Piersilvio ha puntato su Berlinguer e Merlino. Myrta Merlino, non Mario..
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