Beppe Sala contro se stesso, contro la storia italiana, contro la libertà

4 Luglio 2026

Xe pèso el tacòn del buso. Ma Beppe Sala, sindaco di Milano, evidentemente ha poca dimestichezza con la lingua veneta. E così, per difendere la sua folle politica abitativa, che ha portato i giovani milanesi a cercar casa fuori città per lasciarla a sedicenti Vip che non hanno alcun rapporto affettivo con Milano, non se la prende con l’idiozia della gentrificazione ma con l’eccesso di case popolari in quartieri come San Siro.

Guarda caso il quartiere che dovrebbe subire una nuova trasformazione con l’abbattimento dell’attuale stadio. Ma Beppino si lamenta perché, nelle case popolari, ci sono troppi stranieri in rapporto agli italiani. Già, ma chi li ha voluti questi stranieri? Chi ha dato loro le case popolari sottratte agli italiani? Così, spiega il sindaco, le famiglie italiane (cattive, ovviamente) iscrivono i propri figli in altre scuole perché nelle classi con molti stranieri si studia con estrema lentezza.

Ma non era la maggioranza che sostiene Beppino a volere l’inclusione? A difendere l’immigrazione senza limiti?

Però non basta. E il sindaco si lancia in una assurda analisi sociologica che cancella secoli di storia, anche architettonica, italiana. “Ai ragazzi è rimasta la piazza, ma le piazze non hanno nessuna logica di contenitore del sistema sociale che li indirizza a fare qualcosa”. La piazza, in Italia, è sempre stato il luogo di incontro, di socialità, di libertà. E, ancor prima, in Grecia. Beppino, mai sentito parlare dell’agorà? Ma è l’ultima parte della frase a chiarire tutto: indirizzare i giovani. Cancellare ogni spazio di libertà, di confronto senza indirizzo politico. Disgustoso.

 

Condividi

Trending posts

Leggi anche