Netanyahu ha deciso. E sta andando all’assalto. Di fatto non tenendo conto degli alleati europei, che sembrano paralizzati dalle loro contraddizioni interne, incapaci di anche solo dire qualcosa che abbia un senso.
Invocazioni al sensi di umanità, ad evitare inutili spargimenti di sangue…compassione per le vittime. Tutte, solo, parole. Prive di significato, visto che nessuno, in Europa, ha il minimo coraggio di trarne le, logiche, conseguenze.
Poi, naturalmente, c’è l’America. O meglio gli States, che vanno, o meglio andrebbero presi un po’ più sul serio. Perché Israele, comunque, da loro dipende. Per la sua stessa esistenza.
Tuttavia Bibi sa bene che, per quanto “perplessi” – e si tratta, ovviamente, di un eufemismo – gli Stati Uniti mai e poi mai prenderanno le distanze da Israele. Ed anzi continueranno ad essere i suoi più stretti alleati e protettori.
La lobby ebraica negli USA è estremamente potente. Ed influente a tutti i livelli e in tutti gli ambiti.
Certo, non va intesa come un fatto unitario. Molte sono le differenze e i distinguo interni. Ma, comunque, sempre difende Israele.
Oggi, per altro, negli USA si stanno avvicinando a grandi passi le Presidenziali. E ci sono molte possibilità che a Washington torni ad insediarsi Donald Trump.
Musica per le orecchie di Netanyahu visto che il candidato repubblicano non fa mistero del suo pieno sostegno all’attuale governo israeliano.
E, logicamente, alle sue politiche nei confronti dei palestinesi.
Certo, la rielezione di Trump è ancora cosa incerta. Non tanto per Kamala Harris, candidato democratico di risulta, ben poco credibile ed affidabile, quanto per le lobby che hanno dovuto ripiegare su di lei per mancanza di alternative. E sono lobby potenti ed influenti. Molte delle quali legate al mondo ebraico, come Soros e Black Rock. Ostili, però, da sempre, a Netanyahu e alla sua politica.
Tuttavia Bibi è uno scommettitore. Ed è abituato a giocare d’anticipo. Anche perché, comunque, vuole sfruttare questa fase transitoria, in certo qual senso sospesa, per mettere la Casa Bianca di fronte al fatto compiuto. Chiunque sia il suo nuovo “inquilino” a gennaio.
L’obiettivo è semplice da capire. Anche se non da realizzare. Colpire duramente Hezbollah in Libano, per metterlo fuori gioco per lungo tempo.
Annientare la presenza palestinese, Hamas, nella Striscia di Gaza. Per neutralizzare l’area e, probabilmente, insediarvi colonie israeliane in armi.
E, parallelamente, segnare punti, militari e politici, anche in Cisgiordania. Rendendo ancora più aleatoria la presa della, cosiddetta, Autorità Palestinese, sconfiggendo le frange più estreme e riottose dei palestinesi. E, di fatto, annullando ogni prospettiva del sorgere di uno Ststo di Palestina.
Obiettivi ambiziosi. E, sinceramente, assai ardui da conseguire. Anche perché nessuno può, in questo momento, ipotizzare come reagirà l’Iran. Il vero Convitato di Pietra della “festa” messa in piedi da Netanyahu.
Tuttavia Bibi tira dritto per la sta strada. Sa di avere poco tempo a disposizione per segnare punti a suo favore.
Rischia.
Ma è un rischio che potrebbe, facilmente, coinvolgerci tutti.
Anche noi, europei ed italiani, che siamo lì…
Fermi a guardare .


