La Kàllas non si smentisce. Annuncia, gongolando trionfante, che la UE ha “autorizzato” il blocco ed il sequestro delle navi mercantili russe, o sospettatte di portare merci russe, in tutto il Mediterraneo.
“Autorizzato”. Con quale diritto, su quali basi giuridiche non è, però, dato saperlo. Nè, d’altro canto, la cosa sembra preoccupare la Kàllas. La cui interpretazione del ruolo di “ministro degli esteri” della, fantomatica, Unione Europea lascia, quanto meno, perplessi.

Perché, invece che verso soluzioni diplomatiche delle contese, la gentile signora sembra spingere in direzione della guerra con tutte le sue, in verità scarse, energie.
Questo, però, conta davvero poco. Come poco, o niente, conta la Kàllas, con i suoi furori bellicisti, sulla scena internazionale.
Quello che, qui, ci interessa è il, cosiddetto, “blocco navale” anti-russo in sè e per sè.
Ammesso, e non concesso, che sia davvero possibile, a chi recherebbe danno?
Sicuramente alla Spagna, che sta, dichiaratamente, comprando petrolio e gas dalla Russia. A prezzi enormemente inferiori a quelli praticati dagli Stati Uniti.
E, poi, a tutti quei paesi mediterranei che dalla Russia sonno tornati ad importare, magari quatti quatti, in barba ai blocchi voluti da Bruxelles.
Mosca ne avrebbe un danno relativo. Anche perché i suoi mercati si sono decisamente ampliati, diventando globali.

Oggi gran parte della produzione russa va a finire in Cina, India e in altri paesi del mondo.
Il Cremlino può guardare con tranquilla sufficienza al blocco europeo.
Anche perché potrà continuare a sfruttare gli eccellenti rapporti con il mondo del Maghreb. Fornire a quei paesi petrolio e derivati, che verranno poi esportati in Europa a prezzi decisamente maggiorati.
In realtà, però, il “blocco”, annunciato dalla ipotetica e imprevedibile gentildonna estone, ha un preciso significato politico. Un significato decisamente molto preoccupante.
È, senza infingimenti, una vera e propria dichiarazione di guerra.

Perché bloccare le esportazioni dalla Russia, significa, semplicemente, entrare apertamente in guerra con Mosca.
E al Cremlino lo sanno bene.
Le recenti dichiarazioni di Làvrov ne sono la riprova.
Il Ministro degli Esteri russo, da sempre il più misurato dell’establishment moscovita, ha detto chiaro e tondo che, ormai, con l’Europa non vi è più alcuna possibilità di dialogo o mediazione diplomatica.
La parola è alle armi.
E lo ha detto con rabbia, certo, ma anche con un velo di tristezza.
Frustrazione di chi, in questi mesi, molto si è speso per cercare una soluzione concertata della crisi Ucraina.
Scontrandosi con l’ottusa volontà di guerra di Londra e Bruxelles.
L’allegra cicale estone, dunque, può anche giubilare, annunciando fantasiosi blocchi navali.
Noi dobbiamo invece preoccuparci. E molto.