Quasi un miracolo: su La 7 qualcuno si è accorto che ad essere isolato, nel mondo, non è Putin bensì l’Occidente. Magari l’informazione arriverà, prima o poi, alle piangine del Tg5 e della RAI impegnate a raccontare una verità alternativa da Kiev e da Tel Aviv. Però non c’è da illudersi su un’operazione di onestà intellettuale da parte degli organi di disinformazione. Sono soltanto cambiate le strategie.
Perché ci si è resi conto che il trionfalismo anti putiniano e filo yankee non pagava. Il pubblico italiano ed internazionale era perfettamente in grado di valutare le menzogne di una disinformazione indecente. Così come ci si è accorti che il macellaio Netanyahu non convinceva neppure i filo israeliani. Dunque occorreva cambiare registro.
E si è passati alla chiamata alle armi del mondo bianco assediato da tutti i colorati in ogni parte del mondo. Noi, i buoni, i democratici, gli esportatori di pace attraverso le bombe, siamo sotto attacco da parte di un mondo cattivo che non vuole la nostra democrazia, il nostro stile di vita, le nostre multinazionali. Occorre difendersi. Occorre bombardare un po’ di più, occorre sterminare qualche popolazione in giro per il pianeta. Stermina un popolo per educarne 100.
È l’american way of life. Appunto. È l’americanizzazione dell’Occidente che passa, innanzitutto, dall’americanizzazione dell’Europa. Ossia dalla distruzione dell’Europa. Che esiste in quanto profondamente diversa dagli Usa.
Paradossalmente, poi, gli attacchi ai bianchi, al potere bianco, non partono dai Paesi ex coloniali ma dagli stessi Stati Uniti. A dimostrazione del fallimento di tutte le loro politiche di inclusione, di integrazione.
Ma, in fondo, a Washington va benissimo così. Perché il fronte con il resto del mondo non passa dagli Usa, se non per il confine con il Messico. Passa per l’Europa, parte del continente euroasiatico che, in realtà, comprende anche l’Africa. Dunque è l’Europa che deve confrontarsi con i propri vicini. E che avrà sempre più difficoltà a farlo se si trasforma in un avamposto degli interessi statunitensi che sono in totale contrasto con quelli asiatici, africani ed anche europei.
Però, piuttosto di pensare a nuove relazioni geopolitiche, i maggiordomi di RimbanBiden preferiscono trasformarsi in vittime di un mondo crudele che non vuole assoggettarsi al bene universale che corrisponde agli interessi di Washington e Wall Street. Con l’aiuto di giornalisti allineati e coperti.
Cambia la strategia dei media: non è Putin ad essere isolato, ma l’Occidente sotto assedio
Quasi un miracolo: su La 7 qualcuno si è accorto che ad essere isolato, nel mondo, non è Putin bensì l’Occidente. Magari l’informazione arriverà, prima o poi, alle piangine del Tg5 e della RAI impegnate a raccontare una verità alternativa da Kiev e da Tel Aviv. Però non c’è da illudersi su un’operazione di onestà intellettuale da parte degli organi di disinformazione. Sono soltanto cambiate le strategie.
Perché ci si è resi conto che il trionfalismo anti putiniano e filo yankee non pagava. Il pubblico italiano ed internazionale era perfettamente in grado di valutare le menzogne di una disinformazione indecente. Così come ci si è accorti che il macellaio Netanyahu non convinceva neppure i filo israeliani. Dunque occorreva cambiare registro.
E si è passati alla chiamata alle armi del mondo bianco assediato da tutti i colorati in ogni parte del mondo. Noi, i buoni, i democratici, gli esportatori di pace attraverso le bombe, siamo sotto attacco da parte di un mondo cattivo che non vuole la nostra democrazia, il nostro stile di vita, le nostre multinazionali. Occorre difendersi. Occorre bombardare un po’ di più, occorre sterminare qualche popolazione in giro per il pianeta. Stermina un popolo per educarne 100.
È l’american way of life. Appunto. È l’americanizzazione dell’Occidente che passa, innanzitutto, dall’americanizzazione dell’Europa. Ossia dalla distruzione dell’Europa. Che esiste in quanto profondamente diversa dagli Usa.
Paradossalmente, poi, gli attacchi ai bianchi, al potere bianco, non partono dai Paesi ex coloniali ma dagli stessi Stati Uniti. A dimostrazione del fallimento di tutte le loro politiche di inclusione, di integrazione.
Ma, in fondo, a Washington va benissimo così. Perché il fronte con il resto del mondo non passa dagli Usa, se non per il confine con il Messico. Passa per l’Europa, parte del continente euroasiatico che, in realtà, comprende anche l’Africa. Dunque è l’Europa che deve confrontarsi con i propri vicini. E che avrà sempre più difficoltà a farlo se si trasforma in un avamposto degli interessi statunitensi che sono in totale contrasto con quelli asiatici, africani ed anche europei.
Però, piuttosto di pensare a nuove relazioni geopolitiche, i maggiordomi di RimbanBiden preferiscono trasformarsi in vittime di un mondo crudele che non vuole assoggettarsi al bene universale che corrisponde agli interessi di Washington e Wall Street. Con l’aiuto di giornalisti allineati e coperti.
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