Campagne elettorali sempre più squallide. Alla politica non interessa la partecipazione

14 Aprile 2024

Contrordine compagni! Come da copione per le vignette di Guareschi dedicate ai trinariciuti, il PD piemontese ha deciso che il compagno Salizzoni, precedentemente escluso dalle liste per le regionali di giugno, sarà invece regolarmente in lista, ed anzi la guiderà. Ed il compagno Salizzoni, che aveva annunciato l’addio alla politica, è immediatamente tornato sui propri passi.

La composizione delle liste, in tutti i partiti e per qualsiasi elezione, è in fondo il momento più esilarante della politica italiana. Uno spettacolo irripetibile e che, miracolosamente, viene invece replicato ad ogni appuntamento con le urne.

Chi sta con chi? È il primo elemento per spiazzare il proprio pubblico. Perché chi si odiava fa improvvisamente pace; chi andava d’amore e d’accordo si riscopre acerrimo nemico; i conservatori si accoppiano con le progressiste in nome delle preferenze da assegnare a un maschio e una femmina.

In passato esisteva persino la fase dell’individuazione di un programma. Tanto per metter nero su bianco qualche promessa. Poi, con la consapevolezza che gli elettori sanno perfettamente che le promesse non saranno mantenute, si è ritenuto che non valesse la pena affaticare il cervello per far sapere cosa NON si farà negli anni successivi. Bastano gli slogan, 4 parole e via. Anche questi sempre meno curati, così si risparmia sui creativi.

E poi i soliti manifesti con i soliti faccioni, il banchetto con volantinaggio al mercato, un convegno sul nulla, un po’ di attività sui social. Le cene elettorali, offerte dal candidato, hanno lasciato il posto agli aperitivi con spritz allungato e focaccina surgelata. O, meglio ancora, a cene in cui gli elettori pagano per sedersi con il candidato.

Spariti quasi del tutto gli speakeraggi: richiedevano troppa fantasia se affidati ai militanti o erano troppo noiosi se limitati alle registrazioni di annunci. Nettamente in ribasso anche le comparsate sulle emittenti private, radio e TV.

Insomma, il nulla cosmico per una politica che non ha nulla da dire. E ci si dovrebbe stupire non per la fuga dai seggi, ma per il fatto che un italiano su 2 va ancora a votare partecipando al teatrino dell’assurdo.

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