Il progetto di Trump sulla Palestina è palese. E dichiarato. Un progetto facile, per lo meno a parole. Cancellarla. Ed eliminare, quindi, definitivamente una delle principali, forse proprio la prima causa di conflitti in Medio Oriente.
Assurdo? Non tanto. Certo, a tutta prima potrebbe sembrare folle, ma…c’è del metodo in questa follia.

Se diamo una, pur breve, occhiata al passato, ci accorgiamo infatti che la Palestina, come entità politica, è invenzione abbastanza recente.
Risale, alla fin fine, a quando Arafat, storico leader dell’OLP, la proclamò indipendente. Nel 1980. Al massimo possiamo tornare indietro di qualche decina di anni. Non molte. Perché le popolazioni arabe di quei territori cominciarono a sentirsi qualcosa di diverso dai Giordani e dagli altri arabi perché occupate da Israele. E sostanzialmente abbandonate dal resto del mondo arabo.
Il resto, è storia recente. Il sogno di Arafat e sodali. La nascita, discussa e incerta, di una Autorità Palestinese che voleva, senza riuscirvi, essere l’embrione di uno Stato.
L’assurdità di questo embrione di Stato articolato su due territori separati. Cisgiordania e Striscia di Gaza.
L’impossibilità, per un’Autorità sempre più debole e disunita dopo la morte di Arafat, di mantenere un effettivo controllo sui territori assegnati.
La politica di Israele e, soprattutto, di Netanyahu, chiaramente avversa alla nascita di uno Stato Palestinese, e volta, piuttosto, a sostenere l’espansione dei coloni e delle loro residenze fortificate.

Il, sostanziale, disinteresse, se non proprio l’avversione del mondo arabo. Che, a parole, ha sempre sostenuto la causa palestinese. Ma solo a parole, perché scelte politiche e decisioni sono quasi sempre andate in direzione opposta.
E, infine, la presa del potere a Gaza di Hamas.
Che ha spezzato definitivamente in due il vago embrione di uno Stato palestinese. E, per altro, affermato una realtà controllata da un, forte, gruppo di matrice jihadista. Che si è imposto con la forza sulla realtà sociale, e religiosa, dei palestinesi.
Che è realtà complessa, visto che quasi per il 30% sono cristiani. Ed anche la maggioranza musulmana è tutt’altro che unitaria. Soprattutto non riconducibile in massa ad un gruppo di tipo fondamentalista.
Per altro, andrebbe ricordato che la vecchia resistenza palestinese era di tipo nazionalista, priva di caratteri religiosi e sostanzialmente laica. Come, per altro, è ancora ciò che resta dell’OLP.

Hamas, invece, ha una marcata ideologia jihadista. Certo, distinta da al-Qaeda e, soprattutto, dall’ISIS, perché al momento interessata solo a mantenere il controllo del territorio di Gaza. E, forse soprattutto, perché aveva stringente necessità dell’appoggio iraniano. Quindi di un Paese Sciita. Che, per i criteri di Hamas dovrebbero essere eretici da combattere.
La realtà, spesso, porta a strane alleanze. Tuttavia, non si può dimenticare la matrice di Hamas. Che non è legata al, nascente, nazionalismo palestinese. Semmai proiettata, in prospettiva, in una realtà pan-araba.
Di qui, comunque, il ragionamento sotteso alle decisioni di Trump.
La Palestina, in quanto Stato è invenzione, o meglio sogno, recente.
Quindi può essere eliminata. Riportandola, più o meno, a ciò che era un tempo non lontano. Una mera espressione geografica.
Un delirio? Sinceramente andrei piuttosto cauto a bollarlo così.
Trump sta facendo pressioni su Egitto e sulla più disponibile Giordania perché si assumano l’onere dei palestinesi sfrattati da Gaza. E perché Amman recuperi il controllo di parte della Cisgiordania.
All’Egitto andrebbero notevoli aiuti economici volti a garantire il trasferimento dei palestinesi di Gaza nel Sinai.
Un costo alto, certo, ma sempre inferiore a quelli di una lunga estenuante, guerra.

Gaza andrebbe così a completare il sogno della Grande Israele.
E i palestinesi, semplicemente, non esisterebbero più.
Certo, solo un progetto per ora. Alla realizzazione del quale si frappongono molti ostacoli. E ancora di più, prevedibilmente, ne insorgeranno nel futuro.
Tuttavia un progetto concreto. Che va guardato senza, eccessivo, stupore. E, soprattutto, senza sciocca ironia.