Non vi è pace ad est. L’Ucraina sta crollando sotto i colpi di Mosca, abbandonata, ormai chiaramente, da Washington. Ma questo non significa prospettive di una, prossima pace. Perché subito si accendono nuove mine, capaci di provocare lo scontro fra Russia ed Occidente.
Azerbaijan. Un piccolo Stato, ma in una posizione geografica estremamente difficile. Cruciale. La maggioranza dei turchi azeri infatti vive in Iran. Lo stesso Ali Khamenei ne fa parte.
Nella Repubblica dell’Azerbaijan , dunque, solo una minoranza. Cinque milioni circa. Prevalentemente sciiti.

Tuttavia, in questo caso, la confessione religiosa conta molto poco. L’Azerbaijan è uno Stato laico. Governato, sin dalla implosione dell’URSS, dalla famiglia Alyev. Quasi una proprietà personale, iniziata con Heydar , che era un alto dirigente sovietico, addirittura in predicato di assumere il ruolo di Segretario Generale del PCUS, che fu poi dato a Gorbacev. Troppo difficile un altro caucasico in quel ruolo dopo Stalin.
Dopo Heydar, il potere è passato nelle mani di suo figlio Ilham . Che ha spinto verso la modernizzazione del paese. Che, oggi, è sicuramente il più avanzato dell’intera regione caucasica. E questo nonostante il perdurare della tensione con l’Armenia, per la regione del Nagorno Karabakh. A lungo contesa, occupata per un decennio dagli armeni con l’appoggio dei russi. Oggi tornata sotto il controllo di Baku, anche perché Mosca si è sfilata da un conflitto insensato.
Insensato perché il Nagorno Karabakh è provincia ben poco popolata, povera, irrilevante dal punto di vista strategico e, ancora di più, da quello economico.
Gli anni di tensione con Mosca hanno però lasciato non pochi strascichi. Tant’è che la posizione politica dell’Azerbaijan è, indiscutibilmente, difficile. Per certi versi ambigua.

Infatti, nel territorio azero, sussiste la presenza di una base israeliana. Che osserva, diciamo così, o meglio spia il vicino Iran.
Inoltre forte è la presenza diplomatica, e non solo diplomatica , occidentale in Azerbaijan.
Certo, Alyev si è mosso, ormai da quasi un decennio, nella direzione di stabilizzare e migliorare i rapporti con Mosca.
Trovando piena disponibilità in Putin, che si è adoprato per una stabilizzazione delle regioni del Caucaso non russo.
Tuttavia, in questi momenti la posizione di Baku, sospesa fra Occidente inglese ed Oriente russo, si è fatta estremamente difficile.
E vi sono forze, potentati internazionali che si muovono dietro Londra, che spingono perché l’Azerbaijan si trovi in aperto conflitto con la Russia. E, ovviamente, con lo stesso Iran.
Potrebbe essere questo, alla fine fine, il nuovo fronte che queste forze vorrebbero aprire con Mosca. Dopo essere state, ormai chiaramente, sconfitte in Ucraina.
Molto, non tutto, dipenderà dalla capacità di Alyev di sapersi districare in tale ginepraio. E molto dipenderà, anche, da ciò che farà Erdogan. La Turchia, strettamente legata all’Azerbaijan, sta infatti mantenendo un atteggiamento ambiguo. Estremamente ambiguo. E, di conseguenza, pericoloso.

Alyev può contare, però, solo su un fatto. Che Washington, a differenza di Londra, vuole un rilassarsi , e normalizzarsi, delle relazioni con il Cremlino.
E resta, quindi, sostanzialmente estranea, se non contraria, a questi venti di guerra che cominciano a soffiare sul Caucaso