Vladimir Putin vola a Pechino.
Accoglienze trionfali, ad un grande “amico”.
E non risponde a realtà la diceria, dei Media europei, che sia corso per rimediare al viaggio cinese di Trump.
La visita ufficiale del Presidente russo era programmata sin da febbraio. Quindi ben prima del viaggio, in verità sotto tono, di The Donald.
E, in effetti, l’accoglienza è stata totalmente diversa. A ricevere Trump un membro della nomenclatura cinese che non fa parte del comitato centrale del PCC. Che è quello che veramente governa la Cina.
Per Putin il Ministro degli Esteri. Che di questo Comitato è figura centrale. In qualche modo il numero due, dopo Xi Jinping.
E, poi, Xi Jinping ha accolto lo Zar come un grande amico. Molti i segni di una cordiale intesa. Di una sostanziale alleanza.

Anche perché la Cina ha bisogno della Russia. I due paesi, o meglio le due potenze, sono, in certo qual modo, complementari. La Russia è un, grande, esportatore di gas e petrolio. La Cina ne ha un enorme bisogno.
E Putin trova in Pechino l’acquirente principale della sua produzione.
La realtà dimostra che questa complementarietà lega Pechino a Mosca. Indipendentemente dalle, molte, differenze dei sistemi politici.
Che, certo, sono moltissime. Perché Pechino è governata da una aristocrazia rossa. Da un gruppo di Mandarini che tiene rigorosamente in pugno il paese. Guidandone attentamente lo sviluppo economico e culturale.
La Russia è, altrettanto certamente, strettamente dipendente dall’arte politica di Putin. Che non è né un dittatore, né tantomeno un padrone assoluto.
Piuttosto il Grande Mediatore tra le forze che riesce a coedere e tenere insieme. Forze, spesso, contrastanti, ma delle quali riesce ad operare una, non facile, sintesi.
L’abbraccio amichevole fra lo Zar e Xi Jinping trova la sua ragione prima nella realtà delle cose. Non in una qualche affinità ideologica.
Entrambi rappresentano un nuovo Mondo multipolare. Dove l’egemonia di Washington è, ormai, al tramonto.
Putin è, fondamentalmente, un russo europeo. Lo testimoniano, fra l’altro, le sue origini pietroburghesi. Tuttavia la politica di Washington fino a Trump, e l’ottusità della NATO sulla questione ucraina, lo ha spinto fra le braccia di Xi Jinping.
E il tentativo di recupero di Trump, che non avrebbe voluto questa frattura, è arrivato troppo tardi. Nonché sembrato troppo incerto e alterno.

Piaccia o meno, l’incontro di Pechino fra i due leader segna un momento fondamentale per il futuro. Di tutti noi.
Il Mondo non è ormai più un unico blocco a trazione americana. E gli orizzonti futuri vedono la nostra, misera, Europa sempre più periferica e ininfluente.