Mentre in Italia ci si dedica all’onanismo intellettuale a proposito del Ponte sullo Stretto, il resto del mondo si muove per rafforzare le infrastrutture strategiche. E in Perù è stato aperto il mega porto in acque profonde di Chancay. Costruito da una società cinese (Cosco) e dalla peruviana Volcan, ha richiesto un investimento di oltre 3,5 miliardi di dollari e fa capo alla Cosco. Con previsioni di un fatturato annuo, a regime, di 4,5 miliardi di dollari e la creazione di 8mila posti di lavoro.
Cifre in ogni caso rilevanti. Ma ciò che conta di più è il ruolo di Chancay a livello geopolitico. Perché la nuova struttura portuale è più moderna ed efficiente non solo rispetto agli altri porti latinoamericani sul Pacifico, ma anche rispetto alla californiana Long Beach. E questo consentirà ai prodotti cinesi di arrivare, più rapidamente ed a minor costo, in tutta l’America Latina. Aumentando, in parallelo, le esportazioni dal Sud e Centro America verso la Cina. Ed aumentando la dipendenza dei Paesi latinos dalla Cina.
Perché il porto di Chancay è collegato alla Panamericana e, tramite la Southern Interoceanic Highway, al Brasile. Dunque alla costa altantica. Senza dimenticare che in progetto c’è anche una ferrovia Brasile-Perù che eviterebbe il transito obbligato attraverso il Canale di Panama.
In pratica Chancay diventa uno snodo fondamentale della Via della Seta cinese, rafforzando il peso di Pechino in tutta l’area latinoamericana, l’ex “giardino di casa” del colonialismo statunitense. E garantendo un incremento delle esportazioni verso la Cina, con la creazione di posti di lavoro. Ma con la possibilità che Pechino utilizzi le nuove infrastrutture anche in ambito militare. Proprio come fa la Nato con i Paesi dell’Europa dell’Est, del Nord e con gli alleati asiatici.
In Italia, invece, tra uno sciopero dei trasporti e l’altro, tra un commento su Sinner ed uno su Selvaggia Lucarelli, si continua a litigare per il Ponte sullo Stretto..
Chancay, Perù: la Via della Seta cinese è realtà in America Latina
Mentre in Italia ci si dedica all’onanismo intellettuale a proposito del Ponte sullo Stretto, il resto del mondo si muove per rafforzare le infrastrutture strategiche. E in Perù è stato aperto il mega porto in acque profonde di Chancay. Costruito da una società cinese (Cosco) e dalla peruviana Volcan, ha richiesto un investimento di oltre 3,5 miliardi di dollari e fa capo alla Cosco. Con previsioni di un fatturato annuo, a regime, di 4,5 miliardi di dollari e la creazione di 8mila posti di lavoro.
Cifre in ogni caso rilevanti. Ma ciò che conta di più è il ruolo di Chancay a livello geopolitico. Perché la nuova struttura portuale è più moderna ed efficiente non solo rispetto agli altri porti latinoamericani sul Pacifico, ma anche rispetto alla californiana Long Beach. E questo consentirà ai prodotti cinesi di arrivare, più rapidamente ed a minor costo, in tutta l’America Latina. Aumentando, in parallelo, le esportazioni dal Sud e Centro America verso la Cina. Ed aumentando la dipendenza dei Paesi latinos dalla Cina.
Perché il porto di Chancay è collegato alla Panamericana e, tramite la Southern Interoceanic Highway, al Brasile. Dunque alla costa altantica. Senza dimenticare che in progetto c’è anche una ferrovia Brasile-Perù che eviterebbe il transito obbligato attraverso il Canale di Panama.
In pratica Chancay diventa uno snodo fondamentale della Via della Seta cinese, rafforzando il peso di Pechino in tutta l’area latinoamericana, l’ex “giardino di casa” del colonialismo statunitense. E garantendo un incremento delle esportazioni verso la Cina, con la creazione di posti di lavoro. Ma con la possibilità che Pechino utilizzi le nuove infrastrutture anche in ambito militare. Proprio come fa la Nato con i Paesi dell’Europa dell’Est, del Nord e con gli alleati asiatici.
In Italia, invece, tra uno sciopero dei trasporti e l’altro, tra un commento su Sinner ed uno su Selvaggia Lucarelli, si continua a litigare per il Ponte sullo Stretto..
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