“Sta accadendo una cosa semplice ma non percepita: quello che pensa la sfera pubblica occidentale è del tutto indifferente per il resto del mondo (demograficamente maggioritario e in ascesa) che vede, senza più subalternità, l’arbitrario desiderio occidentale di imporre il proprio modo di vita ovunque”. Eduardo Zarelli aveva scritto questo passaggio del suo capitolo del volume “Ordine Multipolare” (Diana edizioni) ben prima che Antonio Tajani decidesse di illuminare il mondo con le sue esternazioni sul voto in Russia.
Ben prima che i media di servizio italiani cercassero pietosamente di dimostrare che il trionfo di Putin non era stato riconosciuto da nessuno, a parte qualche dittatorello qua e là. Un certo Xi Jinping, che non conta nulla, il caudillo venezuelano, il folle nordcoreano, il criminale iraniano. Nessuno, insomma. Va beh, si è congratulato anche Erdogan, alla guida della Turchia, Paese Nato. Ed i leader dei Paesi arabi. E di quelli africani, a partire dall’Egitto che, evidentemente, non è stato particolarmente condizionato dalla visita di Giorgia e Ursula. Senza dimenticare l’India di Modi che vuole rafforzare ulteriormente i legami con Mosca. E altri Paesi latinoamericani.
In pratica le critiche a Putin sono arrivate da Paesi che, complessivamente, rappresentano meno del 16% della popolazione mondiale. Ma che, in termini di PIL, valgono più del 50%. Compreso Israele che sta ampiamente beneficiando del doppiopesismo atlantista.
Dunque da un lato il fortino assediato, che non è quello di Zelensky ed ancor meno quello di Putin, bensì quello atlantista. Impegnato a difendere la propria ricchezza in ogni modo. E dall’alto il Sud globale che quella ricchezza vuole conquistare. Ad ogni costo.
Diventano così davvero patetici i gretini che insistono a parlare di ambiente mentre i governi ambientalisti europei tagliano le spese per la transizione ecologica, ed anche quelle per la sanità, per aumentare le risorse destinate alla produzione di nuove armi. E, impoverendo i sudditi, mentre il Pil resiste per l’industria bellica, impediscono di indirizzare i consumi verso prodotti sostenibili e più costosi.
Ma gli oligarchi vogliono la guerra nucleare. E se ne fregano dell’ambiente.
Però, in questo momento di grandi timori, si ode la voce altisonante dell’inquilino del Quirinale che assicura di non essersi congratulato con Putin. Il mondo intero attendeva questa fondamentale notizia! Insieme al menu di questa sera della signora Pina..
Chi condanna Putin? Mattarella e il 16% del mondo. Un po’ poco per spaventare lo Zar..
“Sta accadendo una cosa semplice ma non percepita: quello che pensa la sfera pubblica occidentale è del tutto indifferente per il resto del mondo (demograficamente maggioritario e in ascesa) che vede, senza più subalternità, l’arbitrario desiderio occidentale di imporre il proprio modo di vita ovunque”. Eduardo Zarelli aveva scritto questo passaggio del suo capitolo del volume “Ordine Multipolare” (Diana edizioni) ben prima che Antonio Tajani decidesse di illuminare il mondo con le sue esternazioni sul voto in Russia.
Ben prima che i media di servizio italiani cercassero pietosamente di dimostrare che il trionfo di Putin non era stato riconosciuto da nessuno, a parte qualche dittatorello qua e là. Un certo Xi Jinping, che non conta nulla, il caudillo venezuelano, il folle nordcoreano, il criminale iraniano. Nessuno, insomma. Va beh, si è congratulato anche Erdogan, alla guida della Turchia, Paese Nato. Ed i leader dei Paesi arabi. E di quelli africani, a partire dall’Egitto che, evidentemente, non è stato particolarmente condizionato dalla visita di Giorgia e Ursula. Senza dimenticare l’India di Modi che vuole rafforzare ulteriormente i legami con Mosca. E altri Paesi latinoamericani.
In pratica le critiche a Putin sono arrivate da Paesi che, complessivamente, rappresentano meno del 16% della popolazione mondiale. Ma che, in termini di PIL, valgono più del 50%. Compreso Israele che sta ampiamente beneficiando del doppiopesismo atlantista.
Dunque da un lato il fortino assediato, che non è quello di Zelensky ed ancor meno quello di Putin, bensì quello atlantista. Impegnato a difendere la propria ricchezza in ogni modo. E dall’alto il Sud globale che quella ricchezza vuole conquistare. Ad ogni costo.
Diventano così davvero patetici i gretini che insistono a parlare di ambiente mentre i governi ambientalisti europei tagliano le spese per la transizione ecologica, ed anche quelle per la sanità, per aumentare le risorse destinate alla produzione di nuove armi. E, impoverendo i sudditi, mentre il Pil resiste per l’industria bellica, impediscono di indirizzare i consumi verso prodotti sostenibili e più costosi.
Ma gli oligarchi vogliono la guerra nucleare. E se ne fregano dell’ambiente.
Però, in questo momento di grandi timori, si ode la voce altisonante dell’inquilino del Quirinale che assicura di non essersi congratulato con Putin. Il mondo intero attendeva questa fondamentale notizia! Insieme al menu di questa sera della signora Pina..
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