Istanbul 1969. Cena in un ristorante con piano bar. Il pianista vede la sala piena di europei di varie nazioni, non più giovani, e suona musiche dei rispettivi Paesi. Poi partono le prime note di Lili Marleen. Improvvisamente si alza un gruppo di turisti tedeschi e cantano. Seguiti da italiani, francesi, inglesi. La stessa canzone in lingue diverse. E alla fine gli ex soldati, che 25 anni prima si combattevano senza sosta, brindano gli uni alla salute degli altri, riconoscendosi reciprocamente come valorosi impegnati ora a costruire una nuova Europa.

Rai, 1972. Le cantanti Giovanna e Anna Identici si esibiscono in un duetto. La prima intona Camerata Richard, un brano che celebra gli alleati tedeschi. La seconda canta Compagno partigiano che è la versione antifascista e bolscevica del medesimo brano fascista.
Rai, La 7, Mediaset, 2024. Giornalisti con la bava alla bocca si impegnano nella caccia al neofascista. Denunciano saluti non appropriati, indagano su cori da stadio che possano ricordare musiche del Ventennio, strillano contro chi rende omaggio a morti non approvati dalla gauche in redazione, impongono epurazioni di chi ostenta simboli che, nella profonda ignoranza dei giornalisti italiani, ritengono legati a divisioni delle Waffen SS.

Cos’è cambiato dalla fine degli Anni 60 e inizio Anni 70 ad oggi? Cosa ha impedito che un doveroso processo di pacificazione proseguisse? Cosa ha portato al delirio di una gauche intello completamente staccata dalla realtà di ogni Paese in cui si esibisce?
È un problema di legittimazione. Incompetenti, incapaci cronici o, semplicemente, pigri intellettuali si sono resi conto di poter giustificare il proprio ruolo esclusivamente con la discriminazione degli avversari, trasformati in “nemici assoluti”. Carriere costruite sull’odio perché non potevano essere basate su una inesistente competenza. Trasmissioni inutili che vivono solo per la denuncia del nemico, per inchieste su gruppi di ragazzini inoffensivi ma con il braccio teso.

Non si vuole la pacificazione non per (stupidi) motivi ideologici ma solo per evidenti ragioni di potere, di interesse personale, di carriera. Non fanno paura i saluti romani ma l’eventuale concorrenza di un gruppo consistente di persone che possono rubare posti nei consigli di amministrazione, nelle nomine universitarie, ai vertici di associazioni e musei. No, nelle redazioni no. Sono luoghi a perdere, destinati all’estinzione grazie ad una gauche che garantisce cadute degli ascolti televisivi e perdite di copie dei giornali.
Chi ha paura della pacificazione? La gauche in redazione
Istanbul 1969. Cena in un ristorante con piano bar. Il pianista vede la sala piena di europei di varie nazioni, non più giovani, e suona musiche dei rispettivi Paesi. Poi partono le prime note di Lili Marleen. Improvvisamente si alza un gruppo di turisti tedeschi e cantano. Seguiti da italiani, francesi, inglesi. La stessa canzone in lingue diverse. E alla fine gli ex soldati, che 25 anni prima si combattevano senza sosta, brindano gli uni alla salute degli altri, riconoscendosi reciprocamente come valorosi impegnati ora a costruire una nuova Europa.
Rai, 1972. Le cantanti Giovanna e Anna Identici si esibiscono in un duetto. La prima intona Camerata Richard, un brano che celebra gli alleati tedeschi. La seconda canta Compagno partigiano che è la versione antifascista e bolscevica del medesimo brano fascista.
Rai, La 7, Mediaset, 2024. Giornalisti con la bava alla bocca si impegnano nella caccia al neofascista. Denunciano saluti non appropriati, indagano su cori da stadio che possano ricordare musiche del Ventennio, strillano contro chi rende omaggio a morti non approvati dalla gauche in redazione, impongono epurazioni di chi ostenta simboli che, nella profonda ignoranza dei giornalisti italiani, ritengono legati a divisioni delle Waffen SS.
Cos’è cambiato dalla fine degli Anni 60 e inizio Anni 70 ad oggi? Cosa ha impedito che un doveroso processo di pacificazione proseguisse? Cosa ha portato al delirio di una gauche intello completamente staccata dalla realtà di ogni Paese in cui si esibisce?
È un problema di legittimazione. Incompetenti, incapaci cronici o, semplicemente, pigri intellettuali si sono resi conto di poter giustificare il proprio ruolo esclusivamente con la discriminazione degli avversari, trasformati in “nemici assoluti”. Carriere costruite sull’odio perché non potevano essere basate su una inesistente competenza. Trasmissioni inutili che vivono solo per la denuncia del nemico, per inchieste su gruppi di ragazzini inoffensivi ma con il braccio teso.
Non si vuole la pacificazione non per (stupidi) motivi ideologici ma solo per evidenti ragioni di potere, di interesse personale, di carriera. Non fanno paura i saluti romani ma l’eventuale concorrenza di un gruppo consistente di persone che possono rubare posti nei consigli di amministrazione, nelle nomine universitarie, ai vertici di associazioni e musei. No, nelle redazioni no. Sono luoghi a perdere, destinati all’estinzione grazie ad una gauche che garantisce cadute degli ascolti televisivi e perdite di copie dei giornali.
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