Ciò che vuole Pechino

13 Gennaio 2025

 

 

Pechino è, a tutti gli effetti, il Convitato di Pietra della scena internazionale. Quello, tra i grandi, di cui si parla meno, o, addirittura, si cerca di non parlare. E tuttavia è presenza costante in ogni scenario, in ogni tensione e conflitto, già esploso o latente.

 

Tuttavia è, appunto, di pietra. Silenzioso. In ombra. Poco, volutamente poco, appariscente e per nulla disposto a palesarsi, se non quando strettamente necessario.

Le dichiarazioni dei suoi rappresentanti, da Xi Jinping in giù, sono un capolavoro di diplomazia orientale. Cortesi, sempre, anzi cortesissime. E misurate. Tanto da lasciar solo intravedere, e con fatica, il pensiero della oligarchia che governa il gigante asiatico.

 

Eppure la Cina è tutt’altro che un gigante addormentato. Si muove, a vari livelli, e con estrema decisione. E intelligenza delle cose.

 

Da un lato il principale obiettivo dei Signori della Città Proibita è la crescita interna. Perseguita con estrema coerenza, in un paese che, da secoli, vedeva la maggioranza della popolazione vivere di un’economia di mera sussistenza. Un’economia povera e, sostanzialmente, agricola.

 

Oggi lo sviluppo industriale cinese è impressionante. E il gigante asiatico è divenuto il massimo produttore di merci di ogni tipo. Concorrenziale, e quasi spesso vincente, rispetto ai concorrenti. In particolare agli Stati Uniti, che riesce ormai ad eguagliare, sovente a superare, per la qualità della produzione in molti settori chiave.

Questa, impressionante, crescita industriale sta riducendo le zone di miseria del paese. Anche se non senza traumi e forzature. Visto che le condizioni dei lavoratori non sono certo paragonabili a quelle dei loro colleghi occidentali. E tuttavia vanno lette nel contesto storico del gigante. Un costante miglioramento. Nonostante le molte, a volte violente, contraddizioni.

 

È, però, sotto il profilo della politica estera che la Cina va, oggi, valutata con molta attenzione.

Una politica estremamente espansiva, pur sotto l’egida del motto di Xi Jinping: Espansione senza conflitti.

 

Perché è un fatto che la leadership di Pechino eviti, in ogni modo, di impelagarsi in guerre e conflitti di ogni tipo. Preferendo lo strumento di una penetrazione economica, apparentemente tranquilla. E non solo nella regione circostante, il cosiddetto Estremo Oriente, ma in tutto il globo.

 

La presenza cinese è infatti sempre più massiva nell’Africa sub-sahariana. Dove si fa sentire soprattutto nell’organizzazione industriale. E nel controllo di una produzione a basso costo. E, tuttavia, di qualità crescente, nonché portatrice di occupazione per le popolazioni interessate.

A Pechino non interessa una espansione territoriale. La mentalità storica cinese è, tutto sommato, legata all’antica immagine dell’Impero di Mezzo, come centro intorno al quale ruota il resto del mondo.

Il suo obiettivo resta, pertanto, essenzialmente espandere l’influenza economica. Legando così a sé popoli diversi. E, di fatto, sottomettendoli in modo morbido. Senza ricorrere, o ricorrendo il meno possibile, alla forza.

 

Tuttavia questo non implica, si badi bene, una qualsivoglia limitazione all’azione di forza. Cui Pechino è sempre pronta ad accedere, se vede i suoi interessi ed obiettivi minacciati.

 

La minaccia che viene, oggi, dalla concorrenza degli States.

Perché a Washington la Cina viene, ormai, concepita come il vero, e per certi versi unico, competitore geopolitico.

 

E qui, però, interviene una profonda differenza.

Tanto americani che cinesi sono, ormai, convinti che il conflitto diretto, lo scontro testa a testa per la supremazia, sia solo questione di tempo.

Ma diverso, profondamente diverso, è il modo di concepire e misurare il tempo.

Gli americani hanno fretta. E agiscono, di conseguenza, con estrema rapidità. Talvolta, ultimamente troppo spesso, con eccessiva rapidità. È il loro modo di essere. In fondo, per loro la storia è iniziata poco più di due secoli fa.

 

Per i cinesi è completamente diverso. Quella che a noi può apparire lentezza, viene da un passato plurimillenario. Il primo Impero, quello della Dinastia Shang, risalirebbe addirittura al Neolitico.

 

E, poi, vi è la convinzione dell’élite di Pechino che il tempo lavori per loro. Convinzione fondata su precisi dati di fatto.

Non hanno fretta. Ma questo non significa che non si stiano preparando allo scontro frontale con l’America.

Anzi…

Condividi

Trending posts

Leggi anche