Coldiretti protesta: importazioni di cibo straniero +60%. Ma non una parola sui prezzi del Made in Italy

30 Aprile 2024

In 10 anni le importazioni di cibo straniero in Italia sono aumentate del 60%, con un colossale esborso di denaro. Ma l’allarme lanciato dalla Coldiretti non riguarda alimenti esotici, particolari. Tutt’altro: patate, piselli, lattuga, fagioli, pesche, kiwi, latte, carne bovina, suina e ovina. E, ovviamente, grano. Di tutto e di più, insomma.

In alcuni casi le importazioni servono ad integrare le insufficienti produzioni italiane, in altri si tratta di pura e semplice concorrenza. Concorrenza sleale, secondo Coldiretti che pretende reciprocità. Insomma, il cibo straniero sarebbe poco controllato e non rispetterebbe i livelli di sicurezza degli alimenti italiani.

Magari è così, in alcuni casi. Ma tutta la polemica dell’organizzazione agricola ignora completamente un fattore per nulla secondario: il prezzo. E va bene che il cibo estero può costare meno perché il costo del lavoro è inferiore, per metodi di coltivazione meno corretti. Il consumatore italiano, però, se sceglie un alimento straniero con una qualità inferiore non lo fa per boicottare gli agricoltori nazionali, ma perché non può permettersi la qualità.

D’accordo che Lollobrigida, il ministro cognato miracolato, pensa che i poveri mangino meglio, ma le opinioni di Lollo servono solo per consentire a Crozza di fare le sue imitazioni, non rappresentano una realtà che è totalmente differente.

E allora le associazioni imprenditoriali di ogni settore dovrebbero cominciare a chiarirsi le idee su quali mercati vogliono conquistare. Non possono continuare a pagare poco i lavoratori e poi pretendere che, con quei salari, i dipendenti si trasformino in consumatori del lusso. Perché con gli stipendi pagati, i lavoratori possono permettersi solo il cibo straniero, anche con il rischio che non sia di qualità.

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